Martedì 11 Luglio 2017 - 15:45

Banana Yoshimoto: Io, la splendida nebbia di Milano e i diritti gay

Intervista alla scrittrice ospite della Milanesiana a pochi giorni dall'uscita del romanzo 'Another World'

Banana Yoshimoto: Io, la splendida nebbia di Milano e i diritti gay

Di Milano trova "splendida" la nebbia d'autunno che "avvolge ogni cosa": in Giappone non l'aveva mai vista. E la diverte il fatto che le vengano proposti spesso cotoletta e riso allo zafferano, perché simili a piatti del suo Paese. Banana Yoshimoto, scrittrice di Tokyo con alle spalle decine di libri pubblicati in Italia, alla rassegna culturale Milanesiana nel capoluogo lombardo giunge a pochi giorni dall'uscita del suo romanzo 'Another World'. Pubblicato il 15 giugno, è l'ultimo capitolo della quadrilogia 'Il Regno': "Una cosa che penso sempre dei miei libri è che sia difficile trarne dei film, perché sono molto improntati alla vita intima delle persone" ma "se c'è qualche regista che è interessato sono assolutamente d'accordo", confida l'autrice a LaPresse. In un'intervista fra le alte vetrate del palazzo della Fondazione Feltrinelli, Yoshimoto spazia dalle nozze gay alla Corea del Nord, dalla relazione con i gatti (a cui è dedicata la copertina del libro), ai rapporti fra le persone su Facebook e Twitter, con un occhio alla privacy.
 

'Another World' narra l'esistenza di un mondo altro, dove c'è cura per le cose e i rapporti, un mondo di accumulo di forze che si contrappone a un mondo di accumulo di denaro. Nella vita di ciascuno, come si declina questo altro mondo?
Il motivo per cui ho voluto descrivere un mondo in questa maniera è che provo interesse per tutte quelle piccole forme di libertà che a poco a poco stiamo perdendo, come la libertà di amare e libertà di rapportarsi con la natura, perché ci lasciamo dominare dal denaro e da tutte queste cose materiali.

A proposito della libertà di amare, in Giappone non ci sono ancora le nozze gay e in Italia a fatica sono state approvate le unioni civili. Qual è la sua opinione sui matrimoni fra persone dello stesso sesso?
In Giappone, come in Italia, non esiste una legge sui matrimoni omosessuali. Esiste qualcosa di comparabile alle unioni civili in alcune città: anche dentro la stessa Tokyo, ci sono distretti in cui si possono celebrare le unioni e altri, anche confinanti, in cui non si può. Credo che il matrimonio sia soprattutto una questione di diritti: diritti all'eredità per esempio, diritto di una persona di entrare nella stanza del proprio partner malato, con il quale magari ha vissuto 30 o 40 anni, senza che gli venga magari vietato di passare con lui quelli che potrebbero essere gli ultimi momenti della sua vita. Credo che sia giusto dare questa opportunità: il diritto che non è qualcosa che si dà, perché è un diritto che si ha a prescindere da quello che pensa la legge.

Nel libro viene citata più volte la città di Milano: si dice che è calda d'estate e che si mangia bene. Qual è il suo rapporto con la città?
La cosa che mi ha colpito di più di Milano fin dalla prima volta, quella che per me rappresenta un po' l'immagine di Milano, è la nebbia. Per me Milano è la città della nebbia perché in autunno ho visto questa nebbia incredibilmente fitta, un tipo di nebbia che in Giappone non avevo mai visto, e l'ho trovata splendida, bellissima. Avvolge ogni cosa e questo mi ha colpita moltissimo. Per quanto riguarda la cucina, c'è un aspetto curioso: quando si parla di Milano si parla di cotoletta alla milanese e di risotto allo zafferano; un equivalente della cotoletta esiste anche in Giappone e il riso naturalmente come tutti sanno è la base dell'alimentazione giapponese. Una cosa che mi fa sempre molto ridere è che, quando vado in un ristorante a Milano, immediatamente capiscono che sono giapponese e mi consigliano di mangiare la cotoletta e il risotto allo zafferano proprio perché si sa che, oltre a essere tipici, sono piatti per i quali noi giapponesi abbiamo una sorta di affetto perché un po' li sentiamo vicini.

Nel romanzo ricorre spesso la figura del gatto. Non pensa che a volte nella società contemporanea si presti più attenzione agli animali sfuggendo ai rapporti con gli esseri umani? Qual è il suo rapporto con i gatti?
Io amo molto gli animali, amo sia i gatti che i cani. Io stessa a volte penso di amare gli animali più delle persone, devo dire che mi danno più fiducia in alcuni casi.

A proposito delle relazioni fra le persone, cosa pensa dei social network? Qual è il suo social preferito?
Uso principalmente Facebook e Twitter: Facebook mi consente di mantenermi in contatto con gli amici; Twitter invece lo utilizzo per la promozione dei miei libri e per comunicare con i lettori. Penso che i social network abbiano degli aspetti positivi e degli aspetti negativi. Una cosa che mi piace particolarmente è che, quando si è in viaggio e ci sono dei momenti di difficoltà o in cui ci sentiamo tristi, è bello avere possibilità di entrare in contatto con la propria famiglia, con i propri amici, e anche di vedere un po' cosa succede nelle loro vite. L'aspetto negativo per me più importante, invece, è la assoluta perdita di privacy, il fatto che ormai sembra quasi che non serva più una dimensione intima e personale e non si capisce neanche più bene quale sia il confine fra ciò che si può dire e ciò che invece sarebbe bene tenere nascosto.

Le piacerebbe tirare fuori un film dalla quadrilogia?
Una cosa che penso sempre dei miei libri è che sia difficile trarne dei film, perché sono molto improntati alla vita intima delle persone, alla rappresentazione dei sentimenti. Ciò detto, però, è anche vero che in questo caso, trattandosi di una quadrilogia, i libri sono quattro quindi la storia è abbastanza lunga e ci potrebbero essere sufficienti elementi per farne un film. Se c'è qualche regista che è interessato, sono assolutamente d'accordo e aspetto di vederlo da spettatrice.

Si è fatta un'idea sulle tensioni legate alla Corea del Nord?
Non voglio esprimermi sulla questione nello specifico. Quello che posso dire, però, è che l'idea che si possa perpetrare un attacco in modo quasi ingiustificato, semplicemente perché lo si vuol fare da una parte, senza tentare una mediazione, credo che sia forse una forma di immaturità.
 

Scritto da 
  • Chiara Battaglia
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