Giovedì 09 Agosto 2018 - 14:30

Banca Etruria, tribunale annulla sanzioni: "Consob sapeva da fine 2013"

La Corte ha cancellato parte delle sanzioni, pari a 2,8 milioni di euro, inflitte lo scorso anno

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La Consob era a conoscenza fin da dicembre 2013 dello stato di difficoltà in cui si trovava Banca Etruria, grazie alle informazioni ricevute "direttamente da Banca d'Italia". Lo ha stabilito la Corte di Appello di Firenze nella sentenza con al quale ha annullato parte delle sanzioni inflitte lo scorso anno dalla Consob agli ex sindaci e amministratori di Banca Etruria per le supposte mancanze informative contenute nel prospetto relativo all'aumento di capitale effettuato nel 2013 per rafforzare il patrimonio dell'istituto.

La Corte, presieduta da Edoardo Monti, nelle 9 pagine di motivazioni depositate ieri ha chiarito che - contrariamente a quanto sostenuto dall'Authority - la Consob venne a sapere da Bankitalia già "il 6 dicembre 2013 che Banca Etruria era sull'orlo del commissariamento a meno che non si fondesse con una banca più grande". Per questo, secondo il Tribunale, l'Autorità avrebbe dovuto o cominciare subito le indagini sulla banca aretina o evitare di imporre le sanzioni. I giudici fiorentini hanno quindi accolto l'appello presentato dagli ex sindaci e amministratori di Banca Etruria, Massimo Tezzon, Paolo Cerini, Gianfranco Neri, Carlo Polci e Andrea Orlandi contro le sanzioni emesse da Consob a luglio 2017, pari a 30 mila euro ciascuno, per le supposte mancanze informative contenute nel prospetto nel prospetto relativo all'aumento di capitale effettuato nel 2013 per rafforzare il patrimonio dell'istituto.

L'Autorithy sosteneva di essere stata informata solo a maggio 2016 di tre documenti inviati da Bankitalia riguardanti le condizioni di Banca Etruria: la nota rivolta alla banca aretina il 24 luglio 2012, i rilievi formulati il 2 dicembre 2013 e la nota inviata direttamente al presidente del Cda dell'istituto il 3 dicembre 2013. Se il Tribunale non ha elementi per ritenere che la Consob fosse stata subito informata della prima nota, nell'ambito del processo di appello è stato dimostrato che "ben prima di tale momento" l'Autorità "era sicuramente venuta a conoscenza di documenti di Banca d'Italia inerenti la situazione economico-patrimoniale" di Banca Etruria "ben più pregnanti e significativi" della nota del luglio del 2012, tali "da dover costituire il presupposto per le verifiche di sua competenza e l'avviamento del procedimento sanzionatorio, che invece è cominciato solo molto tempo più tardi". In ogni caso, precisano i giudici, se la prima nota conteneva una "comunicazione di routine", "ancora più significativo" è il documento datato 6 dicembre 2013 trasmesso a Consob da Bankitalia, in cui dice chiaramente che la banca non è "più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento".

Questa comunicazione è "particolarmente importante e significativa", perchè "di più Banca d'Italia non poteva dire a Consob", sottolineando come Banca Etruria a quel punto si dovesse necessariamente "fondere con un gruppo bancario più grande, pena lo scioglimento dell'organo amministrativo e la procedura di amministrazione straordinaria", spiegano i giudici. La Corte si chiede se non fosse abbastanza per Consob "per cominciare ad indagare sulla trasparenza e veridicità del prospetto" dell'aumento di capitale. In sostanza, si legge nella sentenza, essendo Consob informata che "Banca Etruria era sull'orlo del commissariamento a meno che non si fondesse con una banca più grande o si riteneva il prospetto pubblicato pochi mesi prima "falso e fuorviante", ma allora Consob "doveva cominciare subito l'indagine", "oppure - proseguono i giudici - si accertava che il prospetto aveva rappresentato correttamente al pubblico degli investitori la situazione economica dalla banca emittente, ma allora non si poteva irrogare alcuna sanzione". Dopo il deposito delle motivazioni, il Codacons ha annunciato che promuoverà nelle prossime settimane una causa risarcitoria contro Bankitalia e Consob.

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