Mercoledì 23 Agosto 2017 - 11:15

Draghi, prove per Jackson Hole: "Politiche cambiano col mondo"

Il presidente della Bce al Lindau Nobel Laureate Meeting prima dell'attessisimo simposio della Federal Reserve da domani al 26 agosto

European Central Bank (ECB) President Mario Draghi addresses a news conference at the ECB headquarters in Frankfurt

"La riscoperta della nozione che le politiche possano avere un ruolo nel coordinare le attese dei privati in momenti di grande incertezza ha avuto un ruolo di primo piano nella transizione verso l'attuale mondo post-crisi". Lo ha spiegato Mario Draghi, presidente della Bce, in un discorso tenuto al Lindau Nobel Laureate Meeting in corso a Lindau, Germania, dedicato al rapporto tra ricerca e policy making. Intervento che precede quello attesissimo che il banchiere centrale terrà negli Stati Uniti in occasione del simposio della Federal Reserve in programma a Jackson Hole da domani al 26 agosto.

Parlando degli strumenti a disposizione delle banche centrali, Draghi ha oggi sottolineato che "la forward guidance è uno strumento utile", aggiungendo che "una recente ricerca ha messo in evidenza come la sua efficacia possa essere migliorata se viene combinata con altre politiche monetarie non convenzionali". Mentre rispetto al Quantitative easing ha ricordato come proprio le ricerche abbiano domostrato "il successo di queste politiche nel supportare l'economia e l'inflazione, sia nell'eurozona che negli Stati Uniti". Ritornando sull'annuncio relativo al programma OMT (Outright Monetary Transactions), quello del celebre "whatever it takes", fatto nel 2012, il presidente ha poi evidenziato come l'idea fosse che "rompendo il collegamento tra le percezioni e la pressione al ribasso sull'attività economica, le OMT avrebbero aiutato a ripristinare la corretta trasmissione delle politiche monetarie attraverso l'intera eurozona e a sostenere la ripresa".

Rispetto al fatto che tale programma non sia mai stato effettivamente usato, Draghi ha rimarcato come "il fatto che la Bce avesse lo strumento a disposizione è stato sufficiente a fissare le attese a una buona riuscita". In definitiva, Draghi ha concluso che dall'evoluzione che ha interessato nel corso degli anni il rapporto tra ricerca e policy making possono essere tratte diverse lezioni. "Gli shock improvvisi spesso rendono visibili le falle nel nostro quadro di policy e sfidano il potere esplicativo delle teorie esistenti", ha affermato, aggiungendo che "una risposta in termini di policy che ha le sue basi nella è meno incline a essere indebolita dal compromesso politico e a essere spiegata al pubblico".

La ricerca, ha proseguito, aiuta inoltre i policy maker a decidere se "un cambiamento nei fatti merita una risposta politica o se, come si dice, dobbiamo lasciar correre". Secondo quanto dichiarato da Draghi, inoltre, "quando il mondo cambia come ha fatto dieci anni fa, le politiche, in particolare quelle monetarie, devono essere modificate". Un cambiamento che richiede "una valutazione delle nuove realtà onesta e senza pregiudizi, che non sia gravata dalla difesa di paradigmi precedenti che hanno perso il loro potere esplicativo". Infine, il presidente della Bce ha ricordato che "dobbiamo essere consapevoli dei vuoti che permangono nella nostra conoscenza". 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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