Venerdì 09 Febbraio 2018 - 17:45

Black Panther, se gli americani sono i cattivi: la Marvel diventa 'all black'

Un cinecomic diverso dal solito, completamente ambientato in Africa

Londra, premiere del film Black Panther prodotto da Marvel

Nel 2017 le sale sono state invase dal secondo capitolo dei Guardiani della Galassia, dal primo della nuova serie di Spider-Man e dal terzo con protagonista Thor. Nel 2018 sono attesi un secondo film dedicato ad Ant-Man e un nuovo Avengers. Eppure, proprio quando sembra che il mercato sia saturo e che i supereroi Marvel al cinema siano davvero troppi, la Disney fa qualcosa di totalmente nuovo che ancora una volta convince e ammalia lo spettatore.

Dal 14 febbraio arriverà nelle sale italiane Black Panther, supereroe Marvel creato da Stan Lee negli anni '60 e conosciuto in Italia come Pantera Nera. Per l'occasione i Marvel Studios abbandonano gli Stati Uniti, tradizionale teatro di ogni catastrofe naturale e invasione aliena del cinema fantasy e sci-fi, in favore dell'Africa. Black Panther - già introdotto in Captain America: Civil War - è infatti il re del Wakanda, fittizio stato africano che l'Onu considera un Paese del Terzo Mondo, mentre, nel segreto generale, è la terra più ricca e tecnologicamente avanzata del pianeta. Il merito è di un prezioso metallo, il vibranio, di cui è fatta anche l'armatura super resistente di Black Panther. 

Dalla colonna sonora ai costumi fino al cast composto quasi completamente da attori neri, il nuovo capitolo Marvel si distacca totalmente dai precedenti film per abbracciare in pieno le atmosfere africane. Le riprese si sono svolte per lo più ad Atlanta, ma, grazie agli effetti speciali, i paesaggi ricreati sono un mix di quelli di Sud Africa, Congo, Nigeria, Uganda e Burundi.

Non ci sono punture di insetto o incidenti di laboratorio, la forza di Black Panther viene dalla sua terra, il Wakanda, dove cresce un fiore a forma di cuore che aumenta la forza di chi ne beve un estratto. Un privilegio che spetta solo all'attuale governante, dopo aver dimostrato di meritare la corona. 

Con una scelta coraggiosa, il regista Ryan Coogler (noto per Creed - Nato per combattere) decide di attaccare le attuali politiche di Trump sul tema delle frontiere e dei migranti, basando il film su una domanda: "Quando il proprio Paese è più avanzato degli altri, la scelta giusta da fare è chiudere i confini e proteggersi dai problemi altrui o condividere la propria ricchezza per aiutare chi vive in condizioni di disagio e povertà?". A porsela è proprio il protagonista, T'Challa (Chadwick Boseman), che ha ereditato la corona, dopo la morte del padre, e ora deve decidere in che modo governare. Ad accompagnarlo nel suo percorso per comprendere che è sbagliato voltare le spalle al resto del mondo, c'è una schiera di personaggi femminili forti e carismatici: l'ex fidanzata Nakia, interpretata dal premio Oscar Lupita N'yongo, attivista e spia; la guardia reale Okoye (Danai Gurira); la regina madre Ramonda (Angela Bassett) e la sorella minore Shuri (Letitia Wright), una sorta di 'Q' dai film di James Bond. D'altronde questa volta la Marvel sceglie di prendere in prestito lo stile alla 007 nelle scene d'azione e abbandonare per la maggior parte del tempo i toni comici di Iron Man e Thor per e inserire in un cinecomic il tempo della riflessione.

Non c'è alcun dubbio, nonostante ci siano dei villain (tra cui il camaleontico Andy Serkis), l'America è il 'vero cattivo' del film e gli africani fanno scuola proponendo una via alternativa a quella attuale: una realtà in cui la ricchezza viene condivisa e non è mai troppo tardi per cambiare idea e ricominciare. 

Scritto da 
  • Corinna Spirito
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