Martedì 06 Febbraio 2018 - 09:30

New York affonda le Borse, ma poi Wall Street risale

Dopo il crollo di lunedì, le piazze asiatiche ed europee calano (Milano -2,08). Ma Wall Street, a sorpresa si riprende il 2,34%

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Il crollo di Wall Street di ieri sera (-4,6%) ha affondato le Borse di tutto il mondo. Ma già oggi, la Borsa americana si è ripresa metà della perdita di ieri.

Il Dow Jones guadagna il 2,34% a 24.915,10 punti, il Nasdaq sale del 2,13% a 7.115,88 punti mentre lo S&P 500 chiude in progresso dell'1,75% a 2.695,24 punti.

Borse europee in calo - Questa mattina, comunque, la paura legata al balzo dei tassi negli Usa ha immediatamente attaccato  mercati europei. Milano ha aperto malissimo con un calo del 3,58%. Poi l'indice si è un po' ripreso e, alle 10 il calo è dell' 1,79% a quota 22.315 con un taglio di circa 500 punti rispetto a ieri. Diversi titoli (Stmicroelectronics, Fca, Exor, Saipem) hanno perso intorno al 4 per cento con degli storni spinti anche dalla lunga salita del mercato nei mesi precedenti. In chiusura il Mib perde il 2,08% e la piazza italiana risulta la migliore in Europa. Non molto peggio fanno le altre: il Cac40 francese perde il 2,39%, il Dax tedesco scende del 2,32%, il Ftse inglese segna un -2,63% (la peggiore) e l'IBEX spagnolo cala del 2,53%.

Giù le asiatiche - Ieri sera a Wall Street il Dow Jones ha chiuso sotto la soglia dei 25.000 punti (-4,60% dopo una punta del -6%), cancellando i guadagni messi a segno quest'anno, mentre l'S&P500 è sceso del 4,1%, soffrendo la seduta peggiore dall'agosto del 2011 e azzerando anch'esso i guadagni del 2018. Tanto che alcuni lo stanno già chiamando Black Monday 2018, facendo riferimento al sell off che ha messo in ginocchio Wall Street nel 1987. Nella notte sono andate male le piazze asiatiche: Tokyo ha perso il 4,73% col Nikkei a quota 21610,24, Hong Kong oltre -4%, Sidney ha chiuso in calo del 3,20%, Shanghai cede -3% circa, Seoul ha limitato i danni con una flessione -1,35%.

Tutto nasce dall'aumento degli stipendi negli Stati Uniti. Gli operatori hanno immediatamente collegato la cosa a un possibile rilancio dell'inflazione che potrebbe portare la Fed ad accelerare la stretta monetaria e rialzare i tassi a un ritmo più veloce del previsto

A innescare la raffica di vendite sul mercato americano, che ha macinato record su record negli ultimi mesi, è stato innescato da un rialzo dei salari che ha suggerito un possibile rialzo dell'inflazione sopra le previsioni, con la conseguenza di una possibile accelerazione della stretta monetaria già avviata dalla Fed. Davanti a una possibile salita dell'inflazione, la Fed potrebbe far crescere il prezzo del denaro.

 

 

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