Giovedì 17 Maggio 2018 - 13:45

Buffon, addio in perfetto stile Juve senza melodrammi e un tarlo

Diciassette anni con la medesima maglia sono (quasi) un record. Il futuro? Dietro una scrivania, in Federcalcio oppure ancora in gioco, ma all'estero

Roma - Juventus

Ci sono alcuni passaggi dell'addio di Gianluigi Buffon alla Juventus che racchiudono non solo 17 anni di carriera ad altissimi livelli ma sono esemplificativi dell'uomo e del campione. Buffon lascia la società che gli ha consentito di diventare un fenomeno (per vittorie, guadagni, longevità di servizio, primati eccetera eccetera) senza melodrammi, appena con qualche lacrima di umanissima commozione, celebrato dal presidente Andrea Agnelli (che gli siede accanto e che rivela di avere con il portiere un rapporto strettissimo, extra campo, extra spogliatoio, insomma extra), anteponendo i ringraziamenti collettivi alla consacrazione di se stesso. Grazie a chi nel 2001 ha acquistato un talento straordinario (Giraudo e Moggi) e gli ha consentito di diventare un fuoriclasse assoluto, grazie ai compagni e ai tifosi, grazie alle dirigenze di ieri e di oggi, grazie persino ai giornalisti.

 

Diversamente da Paolo Maldini e Francesco Totti, la traiettoria professionale di Buffon non è cominciata e finita nella stessa squadra, anche se 17 anni con la medesima maglia sono (quasi) un record. Però il numero 1 dei numeri 1 si è sentito e si sente figlio legittimo della Juventus, amato, adorato e coccolato. Per questo, forse, avrebbe voluto continuare perché - ha spiegato - a 40 non ha fuso il motore e continua a stare in campo da protagonista e non da vecchia gloria; per questo c'è chi gli ha avanzato proposte per poter svolgere la professione e rendere meno traumatico il distacco dal mondo bianconero. Invece no, proprio come per Del Piero (in realtà molto diversamente da Del Piero: nei modi, nel contesto e nei cascami sul futuro) Agnelli ha detto stop: la prossima stagione ci sarà Szczesny in porta. E magari Buffon dietro una scrivania. Oppure in Federcalcio. Oppure ancora in gioco, naturalmente all'estero.

Qualsiasi strada intenda battere Buffon, lo farà sempre portandosi addosso il codice genetico della Juventus, con quell'approccio al lavoro, con quella mentalità bonipertiana secondo la quale vincere è l'unica cosa che conta.

Scritto da 
  • Vittorio Oreggia
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