Martedì, Febbraio 9, 2016 - 18:30

Cara è per te

Sono passati quasi sei anni da quella sera, guardavo distrattamente la tv. Una coppia giovane è seduta davanti al televisore. Lei e lui, bevono una birra insieme e ridono. Qualcuno suona alla porta. Lui si alza, apre. Di fronte una grande nuvola di polvere. Torna davanti alla tv, si siede accanto a lei. 

“Cara è per te”.

Lo stereotipo macroscopico ha aguzzato l'occhio, rendendo evidente che era necessario esercitare lo sguardo per riconoscere il pregiudizio. Questo blog nasce così, dopo anni trascorsi a scambiare email con alcune colleghe giornaliste, tutte con lo stesso oggetto, ‘Cara è per te’. All’interno, nel corpo del testo, riflessioni, rabbia, scoramento, ironia, dolore.  

‘Cara è per te’ ogni volta che un pubblicitario – o una pubblicitaria – sceglie di raccontare una storia senza scavalcare il confine di schemi culturali e sociali precostituti.

Cara è per te’ quando anche le istituzioni democratiche ignorano il linguaggio di genere e gli sforzi per superare una lingua monosessuata paiono inutili. Se ‘la ministra’ ti suona male, allora c’è un pregiudizio da affrontare.

‘Cara è per te’ quando siamo stati costretti a inventare un termine come ‘femminicidio’ per raccontare un dramma che affonda le radici, prima ancora che le lame, in un vuoto culturale di cui oggi nessuno si è ancora assunto la responsabilità.

Ma ‘Cara è per te’ è anche la vita di tutti i giorni: dalla condivisione dei lavori domestici alle aspettative che partner/amici e amiche/parenti tutti hanno su di te, dalla frase rivolta in un negozio  - di cui ti sforzi di riconoscere la gentilezza, ma che in realtà ti fa ribollire il sangue -  al fastidioso stupore che accompagna una nuova generazione di uomini (troppo pochi) e la loro vita paritaria.  

Un quaderno di esercizi per riconoscere quando bussano alla porta ed è davvero per noi. Un nugolo, sì, ma non di polvere: di pregiudizi.
 

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Giovedì, Novembre 24, 2016 - 14:30

'Ministra' suona male? E' la grammatica bellezza!

"Oggi la parità dei diritti passa per il riconoscimento - anche attraverso l'uso della lingua - della differenza di genere". Lo scrive Cecilia Robustelli, linguista dell'Accademia della crusca e autrice di numerosi lavori sul linguaggio di genere, ma è davvero così? La lotta per l'uguaglianza dei diritti uomo/donna si combatte anche sul piano grammaticale? E'  importante rivendicare di essere una 'ingegnera' o una 'redattrice'? E, ancora, chi per mestiere scrive e veicola informazioni può avere un peso in questo cambiamento di linguaggio?

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