Martedì 17 Ottobre 2017 - 17:30

Caso Weinstein, il produttore Rosenberg ammette: "Tutti sapevamo ma abbiamo taciuto"

"Siamo rimasti in silenzio perché lui era la gallina dalle uova d'oro, ma ora mi sento complice e mi vergogno"

Tutti sapevano, dai grandi attori ai ristoratori, dai giornalisti agli sceneggiatori, che Harvey Weinstein era "un orco uscito dalle favole dei fratelli Grimm", ma rappresentava una "gallina dalle uova d'oro". Quindi meglio tacere e godersi i vantaggi di avere vicino un uomo tanto potente, che sapeva perfettamente che quel patto di segretezza non sarebbe mai stato rotto. Almeno fino a quando, una decina di giorni fa, qualcuna ha smesso di stare in silenzio. A rompere il muro di omertà intorno alla vicenda del produttore accusato da almeno 40 donne di abusi e violenza è Scott Rosenberg, sceneggiatore e produttore che con Weinstein ha lavorato in più di una occasione. In un lungo post pubblicato su Facebook e poi cancellato, Rosenberg spiega, però, di non essere mai stato a conoscenza di episodi di stupro, anche se, ammette, "eravamo consapevoli di un certo schema di comportamento terribilmente aggressivo. Sapevamo del suo appetito, della sua fame, del suo fervore. Non c'era nulla di segreto su questa sua voracità". Tutti sapevano, nessuno escluso. "Sono dispiaciuto - prosegue lo sceneggiatore - per tutte le donne che hanno dovuto soffrire". Spiega poi che in qualche modo è stato "complice" di quanto successo perché "non ho fatto niente, non ho detto niente, ho tenuto la bocca chiusa". Ma perché il silenzio? Rosenberg lo giustifica così: il produttore "era la gallina dalle uova d'oro", con cui viaggiare, con cui spendere il denaro, andare alle feste e godersi i piaceri della vita. "Quindi, sì, mi dispiace. Mi dispiace e mi vergogno".

FUORI DAL SINDACATO DEI PRODUTTORI. Il sindacato dei produttori di Hollywood, intanto, ha votato all'unanimità l'espulsione di Weinstein. "Qualsiasi tipo di molestia è del tutto inaccettabile. Questo è un problema sistemico e diffuso che richiede l'intervento dell'intero settore", scrive l'organizzazione in un comunicato stampa. Il sindacato ha tenuto una riunione straordinaria nella quale il Consiglio, composto da 20 donne e 18 uomini, ha votato all'unanimità l'espulsione di Weinstein che, tuttavia, non sarà immediata poiché, secondo il regolamento sindacale, l'accusato avrà la possibilità di difendersi prima che la Pga prenda la decisione definitiva, prevista il 6 novembre. Il sindacato ha anche approvato la creazione di un gruppo di lavoro per indagare e proporre soluzioni che possano mettere fine alle molestie sessuali a Hollywood. La decisione della Pga arriva due giorni dopo quella dell'Academy, che organizza ogni anno gli Oscar, che ha espulso il produttore.

LA CAMPAGNA #METOO. Il caso Weinstein ha spinto l'attrice americana Alyssa Milano a lanciare su Twitter la campagna virale 'Me, too' per spingere le donne a raccontare gli abusi sessuali subiti. A 24 ore dal lancio della campagna, il messaggio dell'attrice ha ricevuto oltre 50mila repliche e sono oltre 500mila i tweet con l'hashtag #metoo. Otto milioni le menzioni su Facebook. A raccontare degli abusi subiti sono state, tra le altre, le attrici Reese Witherspoon e America Ferrera. La prima, durante un evento di Elle Women a Hollywood, ha spiegato di essere stata molestata da un regista quando aveva appena 16 anni e di provare ancora rabbia per tutti quelli che gli fecero capire che il silenzio era la condizione necessaria per continuare a svolgere il lavoro di attrice. "Mi piacerebbe poter dire che quello fu un episodio isolato della mia carriera - ha aggiunto -, ma purtroppo non è così. Ho avuto diverse esperienze di molestie sessuali e non ne parlo molto volentieri". America Ferrera, star di 'Ugly Betty', su Instagram ha invece raccontato di aver subito la prima molestia quando aveva appena 9 anni. "Non ne parlai con nessuno - scrive - e ho vissuto con la vergogna e il senso di colpa pensando che io - ad appena 9 anni - fossi in qualche modo responsabile delle azioni di un uomo adulto".

DARIO ARGENTO DIFENDE LA FIGLIA ASIA. In Italia, intanto, la campagna ha preso il nome di #quellavoltache, hashtag con cui sia Argento ha confessato, oltre allo stupro subito da Weinstein, anche le molestie da parte di un regista quando aveva 16 anni. Anche questa volta è finita nel tritacarne mediatico, ma sono migliaia i messaggi di solidarietà ricevuti. A difenderla è sceso in campo anche papà Dario Argento: "L'ho promesso ad Asia: non intendo espormi. Voglio difendere mia figlia in tutti i modi - dice - e devo rispettare i suoi desideri in questo momento: lei ha intenzione di combattere da sola. E ce la farà". Il regista ammette di non aver mai saputo niente delle violenze subite dalla figlia: "Non mi disse nulla al tempo. Non potevo immaginare". "Invece di elogiarne il coraggio - dice ancora il re dell'horror -, come avviene all'estero, qui in Italia sono tutti contro Asia. Per me queste accuse sono incomprensibili e più ci penso più non so come sia possibile arrivare a questo punto. È un'altra violenza che si aggiunge a violenza".

Scritto da 
  • Elena Fois
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