Mercoledì 18 Ottobre 2017 - 23:00

Champions, Juve-Sporting 2-1: Mandzukic salva faccia e qualificazione

Il malessere persiste, ma contava solo vincere e, in fondo, l'obiettivo è andato a segno

Juventus vs Sporting - Champions League 2017/2018

A sei minuti dalla fine, quando si allungavano spettri sinistri sul futuro della Juventus in Champions League e probabilmente non solo, Mario Mandzukic ha buttato dentro un pallone liberatorio che gli ha servito Douglas Costa entrato in campo da pochi istanti. Così i campioni d'Italia hanno conquistato la seconda vittoria di fila in Europa ed addolcito i giudizi su un prestazione che, a prescindere dal risultato, non può essere materia per riflessioni positive.

Il malessere persiste, il gioco rimane sincopato, alcuni personaggi sono in cerca d'autore e di se stessi, non tutte le scelte dell'allenatore convincono. Un momentaccio? Lo capiremo presto, anche se contava solo vincere e, in fondo, l'obiettivo è andato a segno. Non è stata una bella Juventus, anche se rispetto alle ultime, inquietanti uscite qualcosa di più e di meglio si è notato qua e là, in particolare a livello di occasioni da gol.

D'altronde, aver rispolverato il 4-2-3-1 ha consentito alla squadra di Allegri sbandamenti controllati e il recupero di equilibri antichi, malgrado la tenuta della difesa abbia sollevato più di una perplessità. E non solo per il gollonzo (un'autorete di Alex Sandro figlia di una cavolata di Benatia e di un'altra cavolata di Alex Sandro medesimo sul guizzante Martins) che dopo 12 minuti ha spostato la ragion d'essere della partita, ma per una serie di situazioni che hanno visto lo Sporting nella condizione di poter creare difficoltà a Buffon.

Buon per il portiere bianconero che il centravanti olandese Dost è una sorta di paracarro, altrimenti sarebbero stati dolori. Già il fatto stesso di aver dovuto adattare Sturaro al ruolo di terzino destro in virtù di una scelta cervellotica (quella di escludere Lichtsteiner dalla lista Champions per fare spazio a De Sciglio) si è rivelato un controsenso, poi Benatia si sa che spesso è smemorato (ha resistito un tempo, sostituito da Barzagli per infortunio) e che Alex Sandro è il lontano parente del 'treno' visto sferragliare sulla corsia sinistra l'anno scorso.

E poi c'è stato il resto: Dybala è un po' fané, Higuain si dibatte con se stesso, Mandzukic non è fatto di acciaio inossidabile. Cuadrado quando è in giornata di scarsa ispirazione suscita sentimenti contrastanti. Niente comunque che non fosse noto in questo autunno caldissimo per i campioni d'Italia. Fortuna di Allegri che il rientrante Pjanic ha un piedino fatato e con una punizione da spellarsi le mani ha rimesso la gara in parità dopo mezz'ora in maniera da non vivere l'ansia addosso.

La Juventus nel primo tempo ha costruito un paio di occasioni pericolose con Mandzukic e Higuain, il portiere portoghese si è salvato per grazia ricevuta, eppure raramente c'è stata la sensazione di possesso, di superiorità, di padronanza. Come se il sospetto di non essere più quelli di una volta avesse corroso le sicurezze bianconere. Una sensazione che è affiorata nella ripresa, con il trascorrere dei minuti, in capo a una confezione tattica totale, senza gioco e con le iniziative legate appena all'intraprendenza dei singoli. Poi è entrato Douglas Costa a sei minuti dalla fine, che ha preso palla e ha buttato dentro un cross sul quale si è avventato Manduzkic per il gol della gioia sfrenata, del rilancio e di chissà cos'altro. Ma le perplessità rimangono.

Scritto da 
  • Vittorio Oreggia
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