Venerdì 13 Aprile 2018 - 15:45

Comey nel suo libro: "Trump come un boss mafioso". L'ira del presidente

L'attacco su Twitter dopo le critiche dell'ex numero uno dell'Fbi: "Bugiardo e spione, un onore averti licenziato"

Ex-FBI chief Comey: Trump ran White House like a 'mob boss'

Dopo 'Fire and Fury' di Michael Wolff, un altro libro fa infuriare Donald Trump. Si tratta di 'A higher loyalty: truth, lies and leadership', scritto dall'ex direttore dell'Fbi James Comey, licenziato dal presidente a maggio 2017. Stando ad alcuni stralci pubblicati dai media statunitensi, Comey afferma, tra le altre cose, che Trump gli ricorda un boss mafioso che chiede fedeltà assoluta e che mente su tutto. Come prevedibile, la replica dell'inquilino della Casa Bianca non si è fatta attendere. "James Comey è un provato spione e bugiardo. Virtualmente chiunque a Washington pensava che dovesse essere licenziato per il terribile lavoro che faceva prima essere, di fatto, licenziato. Ha fatto trapelare informazioni classificate, e per questo dovrebbe essere perseguito. Ha mentito al Congresso sotto giuramento", ha scritto su Twitter il repubblicano.

"E' un debole, un falso viscidone che, come il tempo ha provato, è stato un terribile direttore dell'Fbi. La sua gestione del caso della Corrotta Hillary Clinton, e degli eventi collegati, finirà per essere uno dei peggiori 'pasticci' della storia. E' stato un grande onore per me licenziare James Comey!", ha aggiunto in un altro rabbioso cinguettio.

 

 

Viste le informazioni contenute nel libro, difficile che lo scontro finisca qui. Oltre al paragone con il boss, infatti, c'è molto di più. Secondo Comey, Trump sarebbe ossessionato dalla presunta esistenza di un video nel quale alcune prostitute russe da lui assunte urinerebbero sul letto di una stanza d'albergo a Mosca. Nel libro, che uscirà martedì prossimo, l'ex numero uno dell'Fbi afferma che il presidente vive in "un bozzolo di realtà alternativa" nel quale cerca di coinvolgere gli altri.

Comey racconta che i suoi incontri con Trump gli hanno causato "flashback della mia precedente esperienza di pubblico ministero contro la mafia", "il cerchio silenzioso di assenso, il completo controllo del boss, i giuramenti di lealtà, la visione del mondo noi contro di loro, le menzogne su ogni cosa al servizio di un codice di lealtà che mette l'organizzazione al di sopra della morale e della verità".

L'ex direttore del Bureau non si ferma qui. Per lui Trump non ha proprio idea della differenza tra giusto e sbagliato: "Questo presidente non ha morale, non è legato né alla verità né ai valori istituzionali", scrive nel libro secondo il New York Times. "La sua leadership è basata sulla transazione, sull'ego e sulla lealtà personale".

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