Giovedì 14 Settembre 2017 - 11:00

Allarme Confindustria: Fuga all'estero giovani costa 14 miliardi

Questa la somma persa solo nel 2015: "E' il vero tallone d'Achille del sistema economico italiano"

Confindustria: "Emergenza occupazione giovanile, fuga all'estero ci costa 14 miliardi"

Il mercato del lavoro in Italia va bene - "meglio dell'economia nel suo complesso" - ma rimane la grande emergenza dell'occupazione giovanile. A dirlo è il rapporto del centro studi di Confindustria 'Le sfide della politica economica' presentato oggi a Roma. Nonostante sia stata recuperato un milione di posti di lavoro, "l'occupazione giovanile - si legge - è il vero tallone d'Achille del sistema economico e sociale italiano. Nel rapporto con la popolazione di riferimento ha una distanza di 10-17 punti percentuali dalla media dell'Area euro. Ciò sta inducendo flussi crescenti di emigrazione che producono una perdita di capitale umano stimata dal centro studi Confindustria in un punto di Pil all'anno, abbassando il potenziale di sviluppo. Rappresenta una vera e propria emergenza".

"La scarsa occupazione giovanile - spiega il rapporto - abbassa il potenziale di crescita anche perché conduce all'emigrazione, creando un circolo vizioso che è urgente spezzare". 

NEL 2015 PERSI 14 MILIARDI PER FUGA DEI GIOVANI. Dal 2008 al 2015, periodo in cui il tasso di disoccupazione in Italia è passato dal 6,7% all'11,9%, hanno spostato la residenza all'estero 509mila italiani: di questi, circa 260mila avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51,0% del totale degli emigrati, un'incidenza quasi doppia rispetto a quella della stessa classe di età sulla popolazione (28,3%). Considerando che la spesa familiare per la crescita e l'educazione di un figlio, dalla nascita ai 25 anni, può essere stimata intorno ai 165mila euro, è come se l'Italia , con l'emigrazione dei giovani, in questi anni avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano. Per il solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati under 40 (dai 21mila del 2008), la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi. A questa va aggiunta la perdita associata alla spesa sostenuta dallo stato per la formazione di quei giovani che hanno lasciato il Paese: 5,6 miliardi se si considera la spesa media per studente dalla scuola primari all'università . In totale 14 miliardi nel 2015.

PIL AL RIALZO. Buone notizie intanto per il Pil. Le stime vengono ulteriormente ritoccate all'insù: +1,5% nel 2017 e +1,3% nel 2018, rispetto al +1,3% e +1,1% indicati tre mesi fa.

Il rialzo si spiega, da un lato, con l'andamento marginalmente migliore del l'atteso nel secondo trimestre (+0,4% contro +0,3%) e, dall'altro, è coerente con il tono elevato di indicatori qualitativi.

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  • redazione web
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