Mercoledì 23 Maggio 2018 - 12:30

Confindustria: "Preoccupati, non è chiaro dove siano risorse per promesse elettorali"

E sull'Europa: "Serve sostegno agli investimenti. No a battaglie inutili su decimali di flessibilità"

Federchimica assemblea 2017

Le infrastrutture strategiche, a partire dalla Tav. I grandi impianti industriali in crisi come l'Ilva e le aziende come Alitalia. Sono queste le principali preoccupazioni del leader degli industriali Vincenzo Boccia e dal ministro allo Sviluppo economico uscente Carlo Calenda espresse durante l'assemblea di Confindustria in vista dell'avvento del governo giallo-verde che, su certi temi, ha già spiegato di pensarla diversamente.

"Quale messaggio diamo a un investitore, nazionale o straniero, con le incertezze sull'Ilva di Taranto?", è l'interrogativo lanciato da Boccia, che fa notare come in America "si parla di produrre più acciaio, mentre da noi si vuole chiudere l'Ilva, la più grande acciaieria d'Europa". La risposta sembra darla direttamente nel suo discorso Calenda: "In nessun pianeta di nessuna galassia conosciuta un investitore vince una gara e viene accolto a suon di ricorsi e di piani assurdi del tipo 'Vogliamo progressivamente chiudere". Negoziare "si può e si deve", certo, e "i sindacati stanno negoziando in queste ore ma lasciamo i deliri dei populisti alle vongole, anzi alle cozze pelose", è l'attacco del titolare del Mise che assicura la disponibilità dell'esecutivo a mettere sul piatto ulteriori risorse per chiudere nelle prossime ore: "Ma fate presto, si rischia chiusura tutt'altro che progressiva", ammonisce. La situazione delicata è confermata anche dal commissario straordinario Piero Gnudi, che parla di una "riconversione possibile ma a breve si fa fatica perché c'è un problema di sostenibilita economica". Anche su Alitalia i toni del ministro non sono certo teneri: "Sento parlare di nazionalizzazione. Ponderate bene questa scelta che, ammesso risulti percorribile, e ne dubito, rischia di rappresentare un altro falò delle vanità per chi la propone e per i soldi dei contribuenti".

L'invito anche qui è ad agire rapidamente perché "ci sono alcune offerte di acquisto serie, possono essere migliorate, non facciamole cadere un'altra volta". Il problema è comunque più ampio e riguarda, fa notare nel suo intervento Boccia, la necessità di chiedersi - una domanda che dovrebbe porsi la politica alla guida del Paese, evidentemente - "se sia possibile cambiare continuamente le carte in tavola". Perché "rimettendo in discussione scelte strategiche per il nostro futuro", a partire dal terzo Valico, dalla Tav e la Tap, l'Italia rischia di perdere "irrimediabilmente" la sua centralità. Insomma: "Se passa l'idea che a ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche per la nostra economia è la nostra credibilità che mettiamo in discussione". A fargli da sponda Calenda che avvisa: "La complessità diventa paura e la paura diventa rifiuto della modernità.

Dai vaccini alla Tap alla Tav e chi ne ha più ne metta". E dunque "occorre superare il blocco ideologico" sulle infrastrutture, insiste il numero uno di Viale dell'Astronomia. Per esempio "la tratta Torino-Lione è un pezzo del corridoio Kiev Lisbona. E l'Italia si è battuta con vigore - conclude Boccia - per assicurarsi che il passaggio avvenisse al di qua delle Alpi invece che a Nord, a Monaco, in Germania".

Scritto da 
  • Antonella Scutiero e Alessandro Banfo
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