Lunedì 27 Novembre 2017 - 15:30

Dopo Vercelli, chieste le telecamere negli asili. Cosa ne pensate?

Alcune famiglie dei bimbi che hanno subito le violenze delle maestre, vogliono che la scuola sia in grado di controllare quello che accade nelle classi. Un sondaggio di LaPresse

La storia dell'asilo pubblico di Vercelli paradossalmente intitolato a Janusz Korczak, medico e pedagogo polacco nato a Varsavia nel 1878 e morto nel campo di concentramento nazista di Treblinka il 6 agosto 1942, ha fatto e fa molto discutere. Ci si chiede come la direttrice e le altre maestre non si siano accorte dei metodi violenti (per i gesti e per la voce) utilizzati dalle tre maestre della sezione più lontana e staccata dalle altre. La sezione dove i bambini venivano strattonati, presi a sberle e, soprattutto minacciati con urla disumane che, nelle registrazioni, diventano quasi l'aspetto più pesante, quello che, dopo pochi secondi di ascolto ti fa venir voglia di spegnere, di non sentire, di non pensare più alla paura, al terrore che devono essersi insinuati nelle menti e nel cuore di quei poveri bambini.

 

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Le indagini e la giustizia faranno il loro corso. Le maestre, compresa la più anziana i cui metodi quantomeno "eccentrici" erano abbastanza noti nell'ambiente scolastico, saranno sentite e avranno la possibilità (se ci riusciranno) di spiegare, di dare un senso a quanto è accaduto. I genitori, invece, si fanno e pongono delle domande. Chiedono come sia stato possibile che nessuno abbia sentito, si domandano se, per paura o per malintesa solidarietà, la direttrice Ferdinanda Chiarello (che in questi giorni, va detto, non si è tirata indietro e ci ha messo la faccia) abbia taciuto quel poco o quel tanto che poteva aver intuito o saputo.

Ma alcuni vanno anche oltre. Ed ecco sorgere una questione più generale. Alcune mamme hanno chiesto che nella classi vangano installati microfoni e telecamere, che l'intera attività didattica sui bambini più piccoli (materne e scuole dell'infanzia) venga monitorata e registrata minuto per minuto: "Dopo quanto è successo - dicono alcune famiglie - non possiamo più fidarci. I nostri bambini vengono affidati a persone che, come si è visto, possono avere disturbi anche gravi della personalità e del comportamento. E' giusto, dunque che le direzioni didattiche siano messe in grado di "ascoltare" quello che accade nella aule, anche in quelle più lontane".

La questione, già posta (anche per altri motivi) nelle scuole americane, è molto delicata. Per questo abbiamo deciso di provare a chiedere ai nostri lettori cosa ne pensano attraverso un piccolo sondaggio. Le ragioni di chi lancia la proposta di telecamere e microfoni nelle aule sono chiare: controllare cosa succede e documentare (quindi, evitare) determinati abusi. Chi è contrario controbbatte: "Telecamere e microfoni sono la fine della scuola e dell'autonomia didattica. Perché, al di là di casi sporadici come questi, chi educa deve sentirsi libero di farlo con metodi leciti ma in piena libertà. Altrimenti è la fine del principio per cui le famiglie, in tutti i Paesi del mondo, affidano i bambini allo Stato o a istituti privati perché provvedano a un'educazione civile e uguale per tutti". Forse, a dire il vero, lo stesso Janusz Korczak, non sarebbe stato favorevole a forme di controllo. Voi cosa ne pensate?

 
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