Lunedì 17 Luglio 2017 - 17:00

Ue, creati 10 milioni posti di lavoro. Disoccupazione ai minimi

L'indagine annuale. Sono 234 milioni gli occupati nell'Unione. Ma il reddito dei giovani si riduce

Roma, Manifestazione della Cgil

Con più di 234 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato come oggi nell'Ue - con il 71,1% nel 2016 tra i 20 e il 64 anni e il 66,6% tra i 15 e i 64 anni - e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008, calata lo scorso anno all'8,5% dal 9,4% del 2015. Lo afferma il rapporto 2017 su Occupazione e Sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione Ue. Dal 2013, sottolineano da Bruxelles, sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro nell'Ue. "Questa indagine annuale dimostra ancora una volta che stiamo procedendo con determinazione verso una maggiore crescita e occupazione. Ciononostante, i giovani d'oggi e i loro figli potrebbero ritrovarsi in condizioni peggiori rispetto ai genitori, e non è quello che vogliamo. È necessario agire rapidamente. Con il pilastro europeo dei diritti sociali vogliamo preservare e migliorare gli standard sociali e le condizioni di vita delle generazioni future", commenta Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori della Commissione europea.

Dall'indagine emerge inoltre che, malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell'Ue, i giovani non beneficiano di questa evoluzione positiva tanto quanto le generazioni precedenti. A ciò va aggiunto che la quota di reddito da lavoro delle fasce più giovani della popolazione si è ridotta nel tempo. Queste problematiche influiscono sulle decisioni dei giovani relative al nucleo familiare, come l'avere figli o l'acquisto di una casa. Ciò può a sua volta ripercuotersi negativamente sui tassi di fecondità e di conseguenza sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici e sulla crescita. Per la popolazione in età lavorativa si prevede inoltre un calo dello 0,3% annuo da qui al 2060. Ciò significa che una forza lavoro ridotta dovrà fare in modo di garantire il mantenimento dell'attuale tendenza alla crescita. Ne consegue anche che i regimi pensionistici saranno contemporaneamente alimentati da un minor numero di contribuenti - spesso con versamenti di minore entità e/o irregolari, non essendo corrispondenti a quelli del lavoro a tempo pieno e/o standard - mentre aumenterà il numero dei pensionati che ne dipenderanno. I giovani lavoratori di oggi e le generazioni future devono pertanto farsi carico di un doppio onere che deriva dai cambiamenti demografici e dalla necessità di garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici.

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