Mercoledì 01 Agosto 2018 - 20:45

Fed lascia i tassi invariati: "Crescita Pil sostenuta, aumento graduale"

Restano compresi in una forchetta tra l'1,75% e il 2%

US-ECONOMY-BANK RATE

Nessuna sorpresa da parte della Federal Reserve americana, che lascia i tassi di interesse compresi in una forchetta tra l'1,75% e il 2%. Nella quarta riunione con al comando il governatore Jerome Powell, la quinta dell'anno, i fed funds restano ai livelli a cui l'istituto li aveva portati lo scorso giugno. Nel corso dell'anno sono già stati fatti due rialzi e se ne attendono altri due, uno a settembre e l'altro a dicembre. Stime confermate dalla stessa Fed, che prevede "ulteriori aumenti graduali", coerentemente "con un'espansione sostenuta dell'economia", "forti condizioni" del mercato del lavoro e un'inflazione "vicina al 2%".

Il Federal Open Market Committee, braccio di politica monetaria della Fed, ritiene che l'attività economica "sia progredita a un ritmo rapido". L'istituzione ritiene che anche la spesa dei consumatori, il motore della crescita, sia "aumentata drasticamente". Il mercato del lavoro, inoltre, "ha continuato a rafforzarsi" con il tasso di disoccupazione che "è rimasto basso" al 4% e sono "cresciuti fortemente" anche gli investimenti. La Banca centrale non accenna alle incertezze provenienti dal conflitto commerciale in corso e ritiene che i rischi sulle prospettive economiche siano "equilibrati".

L'espansione dell'economia Usa ha raggiunto per la prima volta in quattro anni il tasso del 4,1% annuo nel secondo trimestre, amplificato soprattutto dall'impatto dei tagli fiscali adottati dall'amministrazione Trump. Il personal consumption expenditures price index (Pce), l'indice preferito dalla Fed per calcolare l'inflazione negli Stati Uniti, si è mantenuto stabile a giugno, vicino ai massimi di sei anni e al 2,2%, quindi sopra l'obiettivo del 2% della Fed. La banca centrale, il cui prossimo incontro monetario si terrà il 25 e il 26 settembre, afferma che la politica monetaria rimane "accomodante, a sostegno delle condizioni dinamiche del mercato del lavoro e del ritorno dell'inflazione" al 2%.

La normalizzazione monetaria non va certo legata all'insistenza contro il protocollo del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che qualche giorno fa si era lamentato del rialzo del costo del denaro deciso dall'istituzione. Per calmare le acque, il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin a margine del G20 finanziario di Buenos Aires aveva difeso Trump, sostenendo che quest'ultimo appoggia pienamente l'indipendenza della Fed. L'indipendenza delle banche centrali "è la chiave", aveva precisato nella stessa occasione la direttrice del Fmi, Christine Lagarde.
 

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