Domenica 04 Settembre 2016 - 08:15

Gabriele Muccino: Gli italiani sono responsabili del loro destino

Il regista è a Venezia in occasione della 73esima Mostra internazionale del cinema

Photocall del film L'estate addosso a Venezia

E' giunto in Laguna per ritirare il Premio della critica Soundtrack Stars Award 2016, il riconoscimento dell'anno per la migliore colonna sonora e per presentare il suo ultimo film, 'L'Estate Addosso', che uscirà nelle sale il 14 settembre. Gabriele Muccino, incontrato alla consegna del premio, racconta a LaPresse le emozioni che ha provato alla prima del suo film e, poi, spazia volentieri anche ad altri temi, dalla politica all'economia.

Cosa ha provato al termine della prima proiezione de 'L'Estate addosso'?
La cosa più bella è stata l'emozione che ho avvertito in sala. Avendo 10 film alle spalle, so riconoscere quando piacciono o meno al pubblico. Alla fine, ci siamo ritrovati tutti con un battimani a tempo di musica sui titoli di coda ed è stato rivelatore di quanto il film abbia trasmesso al pubblico. Anche durante le riprese tutto ha funzionato per il meglio tra produttori, progetto, cast, e infine anche la collaborazione con Jovanotti: nel film si percepisce questa sinergia. La musica è stato un elemento unico: Lorenzo non aveva mai fatto una colonna sonora per un film.

 

Chi sono i protagonisti de 'L'Estate addosso'?
Sono i ragazzi di 'Come te nessuno mai' tre anni dopo, alle prese con il loro destino, con ciò che costruiranno di loro stessi, con il loro futuro.
Sono felice di averlo girato perché ci pensavo da molto tempo: provai a scriverlo anni fa, infatti, ma non mi veniva mai come avrei voluto. Poi, tutto si è messo in ordine e ho capito come avrei dovuto raccontarlo.

Il tuo film si chiama 'L'Estate addosso'. Qual è l'estate che tu ricordi con più nostalgia, o, magari, con più tenerezza?
Sono stato segnato da molte estati della mia vita. Sono fortunato perché 'L'Estate addosso' non parla solo di una stagione ma di uno stato dell'anima che mi ha accompagnato in tanti momenti della mia vita, in cui tutto è cambiato ed è stato ridefinito, ricollocato. Il film racconta proprio questo: 'L'Estate addosso' è ogni momento irripetibile che ti resta nell'anima e dal quale non riesci più a sganciarti.

 

Hai un tuo film che ami più degli altri?
Con i miei film ho un rapporto di totale vicinanza emotiva. Poi, però, quando escono nelle sale li lascio andare, non li rivedo, non ho più nessun legame particolare. Quello che amo di più è sempre l'ultimo film, che poi diventa il prossimo.

 

Sei un attento osservatore dell'Italia di oggi. Che cosa pensi del nostro Paese?
E' molto complesso parlare dell'Italia anche perché io ho vissuto in un altro Paese negli ultimi anni (abita negli Stati Uniti, ndr). La cosa che apprezzo di più del sistema statunitense è la forza di reattività che hanno gli americani davanti alla difficoltà. Ero negli Stati Uniti nel 2008 quando c'è stata una crisi finanziaria mostruosa e ho visto negozi a Rodeo Drive (via del lusso di Beverly Hills, ndr) chiusi con i battenti in legno: ho pensato che fosse davvero un momento apocalittico per l'economia americana. Invece, quel paese fatto di individui che non si appoggiano a nessun altro per la propria salvezza ma contano solo sulle loro forze, ha fatto sì che, da oltre 4 anni, quella crisi che sembrava spaventosa sia evaporata. Questo anche grazie a una presidenza eccezionale come quella di Obama.

 

In Europa non è così?

In Europa tutto ciò che è vittimismo e lamentela verso ciò che gli altri dovrebbero fare per noi è un impedimento alla costruzione di un futuro che di fatto è e deve essere nelle nostre mani. Quando il nostro Paese nel 1945, sotto le macerie, ha dovuto ricostruirsi, lo ha fatto rimboccandosi le maniche tanto da avere, già solo negli anni Sessanta, il boom economico più forte e veloce di tutti i paesi Europei. E' andata così perché c'erano delle macerie reali da rimuovere e sulle quali ricostruire il Paese. Oggi, sotto le macerie, a parte quelle disastrose del recente terremoto in centro Italia, sono molto più ideologiche e c'è un rimbalzo di responsabilità che non aiuta nessuno: non ci si può aspettare che qualcuno venga e ci aiuti, siamo noi a dover costruire il nostro futuro.

 

Quindi chi ha la colpa della situazione dell'Italia?
Gli italiani sono i primi responsabili del proprio destino: la tendenza a eludere le leggi e la legalità e la carenza di rispetto civico sono tutto ciò che allontana un paese dal rispetto di se stesso, elemento fondamentale per la crescita di un paese.

 

Scritto da 
  • Chiara Dalla Tomasina
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