Lunedì 03 Aprile 2017 - 10:30

I neonati italiani sono più 'piagnoni' dei tedeschi

Lo afferma uno studio dell'università di Warwick

I bambini piangono di più in Italia e Gb, meno in Germania

I bambini piangono di più in Italia, Regno Unito, Olanda e Canada, mentre si lamentano meno in Danimarca, Germania e Giappone. È quanto afferma uno studio dell'università di Warwick, in Inghilterra, pubblicato sul Journal of Pediatrics. La ricerca, che aveva come obiettivo l'analisi di quanto piangono i neonati nei primi tre mesi di vita, è stata condotta da diversi psicologi del Regno Unito, e ha portato a creare le prime mappe universali in merito. I livelli più alti sono stati individuati nel pianto che dura più di tre ore al giorno per almeno tre giorni a settimana e sono stati riscontrati appunto in bambini di Regno Unito, Canada e Italia. "Potremmo capire di più guardando alle culture in cui si piange meno, per esempio capire se questo possa essere dovuto al ruolo dei genitori o ad altri fattori legati alle esperienze in gravidanza, o alla genetica", spiega Dieter Wolker, che ha guidato lo studio.

Scritto da 
  • redazioni web
Accedi o registrati per inserire commenti.

Ti potrebbe interessare anche

Neonato morto ospedale Policlinico Casilino

Una manovra per la vita: in 50 piazze si impara a salvare i bimbi dal soffocamento

Appuntamento domenica 15 ottobre con la decima edizione dell'iniziativa della Società di medicina d'emergenza e urgenza pediatrica 

#roundacademy: a Torino il primo corso in Italia per diventare Instagram Influencer

Un appuntamento mensile per scoprire che non bastano 10mila follower per fare la differenza

I VIP su Instagram

Sorridi che ti passa: oggi si celebra il World Smile Day

Sorridere fa bene: ecco i motivi per festeggiare la giornata mondiale del Sorriso

Lancio di palloncini e Duomo illuminato di rosa per la ricerca contro il cancro

Tumori al seno, si guarisce nell'87% dei casi, ma le italiane non lo sanno

Presentato un sondaggio dell'Aiom: il 48% ritiene ancora che non sia guaribile e il 35% che non si prevenibile. Quasi 800 donne sono sopravvissute