Mercoledì 01 Marzo 2017 - 14:00

Il ritorno di Nicolai Lilin: "Ecco le mie favole fuorilegge"

Lo scrittore di origine siberiana parla del nuovo libro in cui ha raccolto le storie tramandate da suo nonno

Il ritorno di Nicolai Lilin: "Ecco le mie favole fuorilegge"

C'erano una volta lupi, cervi, gazze, briganti e una ragazza di nome Vasilisa, figlia del Vento e dell’Alba. Nel Dna hanno tutti la Siberia, come Nicolai Lilin, che ha dato loro una nuova casa nel suo ultimo libro, "Favole fuorilegge" (Einaudi). "Ho raccolto le storie che sentivo da mio nonno e che ho ripetuto alle mie figlie pescandole dalla memoria. Mio nonno era un fuorilegge siberiano e quindi raccontava favole con valori diversi da quelli di oggi; storie che invitano a opporsi al regime, al governo, al potere. Questa cosa mi ha sempre intrigato perché dentro ognuno di noi c'è un po' di ribellione", ci racconta Lilin, nato nel 1980 a Bender, in Transnistria, oggi Stato indipendente (non riconosciuto dalle Nazioni Unite), ma all'epoca parte dell'Unione Sovietica.

Le leggende e la saggezza popolare contribuiscono a dare forma a queste ventiquattro favole che come simbolo hanno una madonna armata di due pistole: "I criminali onesti la considerano la protettrice di tutti coloro che lottano contro le ingiustizie". Nicolai Lilin, esperto tatuatore e disegnatore, l'ha riprodotta anche sulla copertina del libro. "Rappresenta la cultura dei fuorilegge siberiani, ma anche per i russi oggi è una cosa strana. Per gli occidentali è invece una iconografia molto interessante perché mostra un mondo totalmente diverso da quello a cui sono abituati. E' uno dei personaggi delle fiabe che sono diventati soggetti dei miei tatuaggi".

In queste favole la disobbedienza e la resistenza si intrecciano al romanticismo, insegnano che ci si può innamorare, ricambiati, anche della luna. "Il romanticismo popolare mi ha sempre affascinato. Le fiabe spesso raccontano amori contrastati, drammi profondi e personali; tutto comunque parte sempre dalla vita reale, narrata con poesia e fantasia", spiega ancora l'autore di "Educazione siberiana", un esordio narrativo fulminante che nel 2009 ha fatto conoscere anche in Italia le tradizioni, il linguaggio e il simbolismo della comunità di ex criminali siberiani, deportati e poi radicati in Transnistria. Ma cosa le manca del suo Paese e di quel mondo? "Non mi manca nulla perché non sono legato a nessun luogo in particolare; ho però nostalgia del passato, quello sì, della mia infanzia, che so non tornerà mai più. Alle mie figlie insegno a rispettare gli altri, a non offendere e a non aver paura dei sentimenti. Ma soprattutto a sapere essere liberi e a valorizzare la propria libertà. Io sono un uomo libero, sempre".

Scritto da 
  • Raffaella Caprinali
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