Venerdì 05 Gennaio 2018 - 10:45

Istat: cala la pressione fiscale, crescono reddito e inflazione

Dati positivi nel terzo trimestre 2017. Scende anche il deficit nazionale. Movimenti ancora piccoli ma significativi

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Le finanze degli italiani respirano. Aumentano infatti il potere d'acquisto e la propensione al risparmio. Il merito, spiega l'Istat, è della ripresa in corso ma anche della pressione fiscale, che scende ai minimi da sei anni e dall'inflazione che sale di quel tanto che basta ad allontanarci dalla deflazione e a dare il senso di una ripresa dei prezzi. Buone notizie, inoltre, per i conti pubblici. Il deficit dello Stato, nei nove mesi, scende ai minimi da ben dieci anni. Esulta il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che su Twitter scrive: "Siamo sulla strada giusta".

Inflazione -  I prezzi tornano a crescere. Con la fine del 2017 l'Italia si lascia definitivamente alle spalle la deflazione, dato che i prezzi al consumo registrano un aumento dell'1,2% nell'anno, a fronte della flessione dello 0,1% registrata nel 2016. I dati Istat sono buone notizie per lo stato di salute dell'economia, un po' meno per i consumatori. Le associazioni, infatti, parlano di "stangata" e denunciano per il 2017 rincari intorno ai 400 euro.

La crescita è dovuta in particolare ai prezzi degli alimentari, inclusi gli alcolici, che registrano un aumento dell'1,8% su anno, accelerando rispetto al 2016, quando la crescita era stata dello 0,2%. Netta anche l'inversione di tendenza dei prezzi degli energetici, che passano da un calo del 5,6% a un aumento del 4,6% nel 2017. Inoltre l'Istat rileva che la cosiddetta 'inflazione di fondo', al netto di energia e alimentari freschi, aumenta dello 0,7%, una crescita non molto più elevata di quella del 2016, quando era stata dello 0,5%.
 

Reddito disponibile - L'Istat rileva che il reddito disponibile delle famiglie, nel terzo trimestre, aumenta dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i consumi crescono dello 0,2%. Di conseguenza la propensione al risparmio sale di 0,5 punti percentuali all'8,2%. Si tratta della prima crescita dopo quattro flessioni consecutive, che significano un anno di salvadanai in affanno.

Se si considera il deflatore implicito dei consumi, che vale 0,1 punti percentuali, il potere d'acquisto cresce nei tre mesi dello 0,8%. Su base annua, precisa l'istituto statistico, il reddito disponibile delle famiglie sale del 2,1%, mentre il deflatore implicito dei consumi aumenta dell'1%, determinando una crescita del potere di acquisto dell'1,1%.

Pressione fiscale in calo - L'allentamento della pressione fiscale aiuta certamente i bilanci famigliari, ma anche quelli delle imprese. Nel terzo trimestre la pressione è al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. È il livello minimo per il terzo trimestre dal 2011. Anche nei nove mesi la pressione fiscale scende ai minimi da sei anni, al 40,2%.

"Il monitoraggio degli effetti fa parte dell'attuazione di una strategia di politica economica avviata quattro anni fa" dichiara soddisfatto il ministro Padoan, precisando che i dati dell'istituto di statistica "dicono che siamo sulla strada giusta: meno deficit, meno evasione, minore pressione fiscale".

Il calo della pressione fiscale non sembra infatti pesare sui conti pubblici. Il deficit dell'Italia è del 2,3% del Pil nei primi nove mesi del 2017, dal 2,5% di un anno prima, segnando ii minimi per il periodo addirittura dal 2007. Nel solo terzo trimestre il disavanzo è al 2,1%, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2016, quando era stato del 2,4%.

Imprese - Sul lato imprese i dati dell'Istat sono meno brillanti. La quota di profitto delle società non finanziarie è al 41,3%, in discesa di 0,4 punti percentuali rispetto al secondo trimestre. Positivo, invece, il lato degli investimenti delle imprese, il cui tasso, pari al 20,7%, aumenta di 0,5 punti percentuali sempre su base trimestrale.
 

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