Lunedì 10 Luglio 2017 - 11:30

Istat, calano numero casalinghe e asimmetria del lavoro familiare

La loro condizione economica non è buona: nel 2015 sono più di 700 mila le casalinghe in povertà assoluta

Istat, calano numero di casalinghe e asimmetria lavoro familiare

Nel 2016 in Italia le donne che si dichiarano casalinghe sono 7 e 338 mila con un'età media di 60 anni: 518 mila in meno rispetto a 10 anni fa. Lo rileva l'Istat, segnalando che a ridursi negli anni è stata anche l'assimmetria del lavoro familiare, la misura cioè di quanto del tempo dedicato al lavoro domestico è svolto dalle donne. Se nel 1989 per le coppie di genitori con donna casalinga e uomo lavoratore era all'89,6%, nel 2014 ha raggiunto l'80,3%. Tornando al 2016, le casalinge over 65 sono il 40,9% del totale (oltre 3 milioni), mentre le under 35 sono l'8,5%. Il 74,5% possiede al massimo la licenza di scuola media inferiore, mentre poco più della metà non non ha mai svolto attività lavorativa retribuita nel corso della vita. Il motivo principale per cui le casalinghe di 15-34 anni non cercano un lavoro retribuito è familiare nel 73% dei casi, mentre 600 mila casalinghe sono scoraggiate e pensano di non poter trovare un lavoro.

La loro condizione economica non è buona: nel 2015 sono più di 700 mila le casalinghe in povertà assoluta, il 9,3% del totale. E anche il loro livello di soddisfazione non è molto alto: a dare un giudizio molto positivo rispetto alla propria vita è il 35,3%, quasi dieci punti percentuali in meno rispetto alle occupate (45,1%). Nel 2016, rispondendo alla domanda al quesito "come va in generale la sua salute?", il 48,2% ha riferito di stare "bene o molto bene". Nel 2014, 149 mila casalinghe hanno però dichiarato di aver subito uno o più incidenti in ambiente domestico negli ultimi tre mesi precedenti l'intervista. Per quanto riguarda cultura e tecnologia, le casalinghe risultano infine poco coinvolte nell'accesso a internet (17,8%), Solo il 27,3% è andato al cinema almeno una volta nell'anno, il 30% ha letto almeno un libro nell'anno; il 15% ha visitato musei e mostre. Livelli bassi di consumi si evidenziano anche per i concerti, il teatro e la lettura di quotidiani.
 

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