Giovedì 11 Gennaio 2018 - 11:15

L'Italia bella e "gustosa" dei borghi: una mappa gourmet

Sono 5567 i paesini da scoprire che combinano la ricchezza culturale con quella enogastronomica

I 5567 borghi d'Italia nascondono tesori della tradizione enogastronomica tramandati di generazione in generazione che raccontano la storia di un patrimonio naturale, paesaggistico e culturale senza eguali, sempre più apprezzato dai turisti italiani e stranieri. Una ricchezza di prodotti tipici che acquista particolare valore nell'anno nazionale del cibo italiano nel mondo.

Un esempio, cita la Coldiretti, è Vernasca, in provincia di Piacenza, che ospita il borgo incastellato di Vigoleno, dove si realizza un vin santo che con circa 5.000 bottiglie all'anno si contende il titolo della più piccola Doc d'Italia con il vino Loazzolo, realizzato esclusivamente nell'omonimo paesino dell'astigiano grazie ai viticoltori di un paese che conta solo 358 anime e che, grazie a una situazione geografica particolare, beneficia di un microclima unico.

Le specialità territoriali si continuano a produrre anche in comuni che hanno sofferto per il terremoto, come quello di Montelupone nel maceratese (3584 abitanti) dove, segnala la Coldiretti, non si è fermata la coltivazione del pregiato carciofo violaceo noto anche come lo 'scarciofeno'. O come il comune aquilano di Campotosto (537 abitanti), patria dell'omonima mortadella, uno dei salumi più imitati d'Italia, fin dal 1575, con il suo curioso secondo nome, 'coglioni di mulo'.

Anche le isole più piccole, come la palermitana Ustica, hanno legato il loro nome a prodotti esclusivi. E' il caso delle minuscole e laviche lenticchie di cui vanno fieri i 1308 abitanti dell'isola. Ci sono anche prodotti gastronomici le cui origini si perdono nella storia e si legano ad antiche tradizioni religiose, come la molisana treccia di Santa Croce di Magliano (4387 abitanti) che, in occasione delle feste della Madonna dell'incoronata e del patrono San Giacomo, viene messa a tracolla durante i riti e poi consumata come ottimo formaggio.

Non mancano prodotti di nicchia che devono la loro fortuna alla particolare esposizione, come il friulano aglio di Resia (1021 abitanti), dal sapore intenso e raffinato, che viene piantato durante l'inverno sino a 1000 metri di altitudine in piccoli orti che guardano a sud. Scatenano l'orgoglio del mondo contadino lucano i fagioli di Sarconi (1418 abitanti), che con tale dizione, protetta dalla Igp, comprendono numerose tipologie di cannellino e di borlotto noti localmente con una moltitudine di appellativi: 'fasuli russi', 'tovagliedde rampicanti', 'fasuli russi', 'verdolini', 'napulitanu vasciu', 'napulitanu avuti', 'ciuoti o regina', 'tabacchino', 'munachedda', 'nasieddo', 'maruchedda', 'san Michele', 'muruseddu', 'truchisch' e 'cannellino rampicante'.

E ancora, sono tipiche di piccoli comuni, come quello di Storo (4678 abitanti), alcune produzioni che per secoli hanno rappresentato la base dell'alimentazione e garantito la sopravvivenza di generazioni di trentini: la farina gialla realizzata attraverso la macinatura a pietra del mais coltivato nella Valle del Chiese. Per trovare queste specialità, sarà attiva per tutto l'anno del cibo italiano nel mondo l'app 'Coldiretti Farmers for you', che ricerca nei mercati, nelle fattorie, negli agriturismi e nelle botteghe, per un totale di oltre 10.000 punti in tutta la penisola.

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