Giovedì 07 Dicembre 2017 - 17:00

La PA italiana paga a oltre 100 giorni. Deferita alla Corte Ue

A tre anni dalla prima denuncia, situazione deprecabile. Il pubblico deve alle aziende circa 64 miliardi

Euro sign seen at former ECB headquarters in Frankfurt

L'Italia sarà chiamata a giustificare i ritardi nei pagamenti della sua pubblica amministrazione di fronte alla Corte di giustizia europea. A tre anni dall'apertura della procedura d'infrazione e nonostante gli "sforzi" compiuti dal governo italiano, l'Europa ammonisce che gli oltre 100 giorni necessari al Paese per saldare i suoi debiti nei confronti delle imprese sono troppi.

Un ritardo che, secondo i dati di Bankitalia, vale ancora oltre 60 miliardi di euro. I tempi dell'Italia sono ancora lunghi. Se si considera che la media Ue per il saldo delle fatture è di 41 giorni, il fatto che la P.a. italiana necessiti in media di 100 giorni, "con picchi che possono essere nettamente superiori" come spiega la Ue, tiene il Belpaese ancora ben distante dalle migliori pratiche.

La situazione è però nota da tempo: la Commissione europea aveva avviato la procedura di infrazione con relativa lettera di costituzione in mora già a giugno 2014, corrispondendo poi all'Italia, lo scorso febbraio, il proprio parere motivato.

Le regole parlano chiaro. Secondo la normativa Ue, le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura. In caso di ritardo subentrano immediatamente gli interessi di mora e a un risarcimento delle spese di recupero. Si tratta, scrive Bruxelles, di direttive di "grande importanza" per l'Ue, soprattutto dato che la puntualità dei pagamenti è "particolarmente importante" per lo sviluppo delle Pmi che "confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza".

Il 13 marzo 2014 l'allora premier Matteo Renzi aveva promesso in tv agli italiani che il 21 settembre di quell'anno, giorno del suo onomastico, avrebbe fatto un pellegrinaggio al santuario del monte Senario se il suo governo non avesse saldato tutti i debiti contratti dalla P.a. fino al 2013. A distanza di tre anni le promesse di Renzi sono state ufficialmente disattese e "il monte Senario aspetta ancora", come ricorda sarcasticamente sul suo profilo Facebook il deputato di Forza Italia, Renato Brunetta.

I numeri ufficiali, contenuti nella relazione annuale presentata lo scorso maggio dalla Banca d'Italia, si leggeva che a fine 2016 lo stock di debiti della P.a. ammontava a 64 miliardi di euro. A livello di tempi di recupero, inoltre, il valore è praticamente in linea con quello di Paesi come Portogallo e Spagna e nettamente superiore, di 73 giorni, ad esempio, ai tempi di pagamento della Germania. E se per il 2017 non ci sono dati certi, "la situazione è ancora drammatica", come sostiene il presidente di Ance, Gabriele Buia. "Per il settore delle costuzioni, in particolare, l'Italia è ancora nella media di 5 mesi di ritardo, una condizione "inaccettabile per imprese già stremate dalla crisi", afferma Buia.

 

 

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