Giovedì 03 Maggio 2018 - 11:45

La ragazza del giovane morto: "La scritta l'ho fatta io. Era un gioco"

Giuseppe De Vito Piscicelli, figlio di un'ambasciatrice, ucciso, forse, da un'overdose. La ricostruzione delle ultime ore. Lei è indagata

Roma, sicurezza in vista dell'incontro di calcio Roma-Liverpool. Centro storico blindato

La scritta sul petto "Mi hai lasciata sola tutta la notte. Mi vendicherò" l'ha fatta (col pennarello, non col rossetto) E.G, 20 anni, la ragazza che ha dormito con Giuseppe De Vito Piscicelli la notte prima che il giovane, 22 anni, fosse trovato morto nel letto dai genitori disperati. "Era un gioco" ha spiegato spaventatissima la ragazza che sostiene di aver pasato la notte con Giuseppe e di essersene andata al mattino presto, intorno alle 7 senza minimamente supporre che il suo amico stesse per morire. E.G. è comunque indagata pe reato conseguenza di altro reato: la possibile cessione di stupefacente che potrebbe essere all'origine della morte giovane.

A poco a poco, i tasselli di questa tragedia che all'inizio sembrava un vero e proprio "mistery", stanno andando a posto. E, purtroppo, raccontano della sofferenza di due giovani e di una "normale" morte forse per overdose o malore. Giuseppe De Vito Piscicelli era figlio di un'ambasciatrice e discendente di una famiglia nobile napoletana. Pare fosse imparentato anche con l'imprenditore edile Francesco Maria Piscicelli, quello che rideva la notte del terremoto dell'Aquila pensando ai guadagni della ricostruzione. Un ragazzo che aveva conosciuto il disagio dell'alcol e della droga e che era appena stato in una comunità di recupero dove aveva conosciuto E.G.. Storia simile, anche per la ragazza.

Dalla comunità erano usciti insieme e, insieme, cercavano di tirare avanti stando lontano dai pericoli. Frequentavano il Sert dove ricevevano la loro dose di metadone. E qui c'è un problema perché si dovrà verificare se erano riusciti (i tossici ci provano spesso) a portarsi via il metadone senza consumarlo al Sert. Perché sembra che nella notte i due ragazzi, qualcosa abbiano preso (l'autopsia di Giuseppe dirà di cosa si trattava) e, allora, ci potrebbe stare la storia del gioco e della scritta. Lui si addormenta, lei si sente sola e triste, scrive quelle parole che potrebbero anche avere un significato scherzoso e se ne va senza accorgersi di nulla.

Ora, gli inquirenti dovranno stabilire con precisione orari e accadimenti della notte. Per capire se ci sono responsabilità: da dove veniva la droga, a che ora è morto Giuseppe. Resta il dramma di una famiglia. Resta anche l'inutile bravata di un paio di sedicenti amici del ragazzo che hanno aggredito e minacciato una troupe della Rai che faceva riprese nella strada della tragedia.

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