Sabato 07 Luglio 2018 - 14:00

In Italia 3,3 milioni lavoratori in nero, sottratti al Fisco 42,6 miliardi

Tra le proposte della Cgia per contrastare il fenomeno c'è la reintroduzione dei voucher

Sono 3,3 milioni i 'lavoratori invisibili' che ogni giorno vanno nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all'Inps, all'Inail e al Fisco, gli effetti economici che producono sono importanti. Secondo le ultime stime elaborate dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, questo esercito di irregolari genera 77,3 miliardi di fatturato in nero all'anno, sottraendo al Fisco un gettito di 42,6 miliardi di euro, pari a oltre il 40 per cento dell'evasione di imposta annua stimata dai tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze. A rimetterci non sono solo le casse dell'erario, ma anche le attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali regolari che subiscono la concorrenza sleale.

Tra le proposte della Cgia per contrastare il lavoro nero, la reintroduzione dei voucher. "Se in alcuni settori c'è stato un utilizzo del tutto ingiustificato di questo strumento - afferma il segretario della Cgia, Renato Mason -, paradossalmente il problema dei voucher non è ascrivibile al loro eccessivo ricorso, ma, al contrario, per essere stati impiegati pochissimo in particolar modo al Sud, dove la disoccupazione è molto elevata e l'abusivismo e il sommerso hanno dimensioni molto preoccupanti. Eliminarli è stato un errore. Vanno assolutamente reintrodotti, in particolar modo nell'agricoltura, nel turismo, nei settori dove è forte la stagionalità e tra le micro imprese artigiane".

La regione più a 'rischio' per il lavoro nero è la Calabria, che presenta 146mila lavoratori non in regola, un'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9 per cento. Un risultato che è quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,2 per cento). Questa situazione, secondo l'elaborazione della Cgia, si traduce in quasi 1,6 miliardi di euro di mancate entrate per lo Stato dalla Calabria. Segue la Campania, che con 382.900 unità di lavoro irregolari produce un Pil in nero che pesa su quello ufficiale per l'8,8 per cento. Le tasse che mediamente vengono a mancare in Campania ammontano a 4,4 miliardi di euro all'anno. Al terzo posto la Sicilia, con 312.600 irregolari e un peso dell'economia sommersa su quella complessiva pari all'8,1 per cento, le imposte e i contributi non versati sfiorano i 3,5 miliardi di euro all'anno.

Al Sud, sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, "il sommerso è anche un vero e proprio ammortizzatore sociale.Sia chiaro, nessuno vuole giustificare il lavoro nero legato a doppio filo con forme inaccettabili di caporalato, sfruttamento e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività controllate dalle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena richiamate, costituiscono, in momenti difficili, un paracadute per molti disoccupati o pensionati che altrimenti non saprebbero come conciliare il pranzo con la cena". Il territorio meno interessato dalla presenza dell'economia sommersa è il Veneto, dove i 199.400 lavoratori in nero causano 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso (pari al 3,8 per cento del Pil regionale) che sottraggono al Fisco quasi 2,9 miliardi di euro.

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