Giovedì 08 Febbraio 2018 - 08:15

Lucca, doping a giovani ciclisti: 6 arresti e altri 17 indagati

Nel mirino una delle maggiori squadre del ciclismo dilettantistico. Atleti incoraggiati al doping. La tragica storia di Linas Rumsas

Olympics Drugs Test

Sei persone agli arresti domiciliari e altre 17 indagate. Sono i numeri di un'operazione condotta oggi dalla squadra mobile di Lucca e dagli uomini del Servizio centrale operativo della polizia di Stato nell'ambito di un'inchiesta, coordinata dalla procura lucchese, su un giro di sostanze dopanti somministrate anche a giovani ciclisti dilettanti, che ha preso le mosse dalla morte di Linas Rumsas, promessa del ciclismo e figlio dell'ex ciclista lituano Raimond Rumsas, venuto a mancare, improvvisamente, il 2 maggio scorso.

I sei finiti agli arresti domiciliari sono Luca Franceschi, proprietario della squadra ciclistica lucchese Altopack Eppela, i genitori del patron della Altopack, Narciso Fraceschi e Maria Luisa Luciani, il direttore sportivo del team Elso Frediani, il preaparatore atletico Michele Viola e il farmacista Andrea Bianchi. Per tutti le accuse sono associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti in materia di doping, allo scopo di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Luca Franceschi, Frediani e Viola devono rispondere anche dell'accusa di aver commercializzato farmaci dopanti attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico con l'aggravante, per il proprietario del team, di aver commesso i fatti da iscritto alla Federazione ciclistica italiana.

Gli investigatori consideravano sospetti i risultati ottenuti prima di morire da Linas Rumsas, che correva per il Velo Club Coppi Lunata, team ciclistico di Capannori (Lucca), associato all'Altopack Eppela, squadra in Italia tra le prime dieci del ciclismo dilettantistico. Il ragazzo, nelle settimane precedenti la morte, aveva sostenuto delle gare particolarmente dure conseguendo ottimi piazzamenti, di gran lunga superiori a quelli ottenuti in passato, e da subito agli investigatori è apparso fondato il sospetto che l'improvviso decesso fosse da ricondurre all'uso o abuso di farmaci non autorizzati.

Ad avvalorare l'ipotesi, la presenza, tra i direttori sportivi della squadra, del padre, Raimondas Rumsas, ciclista di fama internazionale, arrivato terzo al Tour de France nel 2002, in passato coinvolto, insieme alla madre del ragazzo, Edita Rumsiene, in indagini per traffico internazionale di sostanze dopanti.

L'indagine sulla famiglia Rumsas e sui componenti dello staff della Altopack avrebbe fatto luce sulle pratiche dopanti a cui erano abitualmente sottoposti i ciclisti della squadra, anche giovanissimi che, secondo gli investigatori, erano incoraggiati e favoriti nell'assunzione di sostanze proibite dal direttore sportivo e dal proprietario del team. La somministrazione delle sostanze, prima del decesso di Linas Rumsas, sempre secondo quanto emerso nel orso delle indagini, avveniva nel ritiro della squadra, a Capannori, dove gli atleti hanno vissuto durante la stagione ciclistica; dopo la morte del ragazzo, e per la durata dell'indagine, la somministrazione sarebbe avvenuta nell'abitazione dei genitori del proprietario dell'Altopack.
 

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Secondo le accuse, i sei arrestati facevano parte di un vero e proprio sodalizio finalizzato ad agevolare le pratiche dopanti. Tra i sodali, Luca Francechi reclutava i ciclisti più promettenti, li motivava al doping e procurava loro le sostanze dopanti, tra cui l'Epo in microdosi; Narciso Franceschi e Maria Luisa Luciani, genitori di Luca, proprietari dell'abitazione messa, stabilmente, a disposizione degli atleti, accoglievano i corridori immediatamente dopo le competizioni ciclistiche per la somministrazione in vena delle sostanze dopanti, vietata in ritiro per il timore dei controlli della Federazione; Elso Frediani, direttore sportivo dell'Altopack, conoscitore delle metodologie di somministrazione del doping, nel curare la preparazione atletica dei ciclisti, si preoccupava di assicurare loro le necessarie consulenze, anche mediche, per una corretta somministrazione delle sostanze proibite, in modo da eludere i controlli in gara; Michele Viola, ex corridore e preparatore atletico dell'Altopack, dopo l'allontanamento di Frediani, è colui che ha venduto a Franceschi l'Epo destinata ai ciclisti ed elargito consigli su come assumere la sostanza per nascondere la positività ai controlli antidoping; Andrea Bianchi, farmacista e ciclista amatoriale, riforniva gli atleti di ormoni e altri farmaci, anche di natura oppiacea, coadiuvanti dell'Epo, da somministrare in vena, senza la necessaria prescrizione medica.

Tra gli indagati figurano un noto medico sportivo, a cui Frediani si sarebbe rivolto, in più occasioni, per delle consulenze sull'utilizzo di farmaci dopanti, anche al fine di eludere il controllo antidoping in occasione del campionato italiano dilettanti del 25 giugno scorso, un avvocato del foro di Lucca che, in assenza di mandato difensivo, avrebbe fornito agli arrestati indicazioni su come eludere le indagini, il secondo direttore sportivo dell'Altopack che, pur non partecipando al sodalizio, avrebbe comunque somministrato e favorito l'utilizzo dei farmaci agli atleti del team. Per lo stesso reato è indagata la compagna del proprietario dell'Altopack alla quale, secondo gli investigatori, era affidato il compito di portare i farmaci in gara.Dovrà rispondere, infine, di frode sportiva la maggior parte dei ciclisti che hanno gareggiato per l'Altopack nella stagione ciclistica 2016/2017.

Nel corso dell'indagine sono state sequestrate 25 fiale di Epo 'Retacrit Epoetina', trovate nel frigo di casa di Michele Viola, e sono state inoltre eseguite diverse perquisizioni nelle province di Pistoia, Livorno e Bergamo. Nell'abitazione di Luca Franceschi e in quella dei suoi genitori sono state sequestrate siringhe, aghi butterfly, cateteri endovenosi e diversi flaconi di Ringer Lattato e Glucosio, coadiuvanti dell'Epo. Nel ritiro della Squadra, anche se vietati, erano presenti e sono stati sequestrati potenti antidolorifici, indicati nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope, detenuti in assenza di prescrizione medica, e un numero consistente di siringhe e aghi. A casa di alcuni ciclisti sono state sequestrate, inoltre, confezioni di testosterone e ormoni per la crescita, detenuti in assenza di prescrizione medica. Perquisiti anche l'abitazione del padre del giovane ciclista deceduto ed il fratello maggiore, anche egli promessa del ciclismo. Il ragazzo, a Lucca di ritorno da un'importante competizione sportiva, è stato sottoposto dai medici della Federazione nazionale di ciclismo a prelievo di sangue e urine. Positivo ad un potente ormone per la crescita, è stato denunciato per frode sportiva e sospeso dalle competizioni agonistiche per quattro anni.

Scritto da 
  • Francesco Bongiovanni
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