Mercoledì 08 Marzo 2017 - 19:15

Mafia Capitale, Buzzi: Carminati amico ma in Coop non contava

"Eravamo un sistema perfetto, davamo lavoro a 2200 persone"

Mafia Capitale, Buzzi: Carminati un amico, ma in Coop non contava

 "Non rinnego l'amicizia con Carminati ma lui nelle mie cooperative non contava nulla, assolutamente nulla". Così Salvatore Buzzi, l'imprenditore delle cooperative ritenuto il braccio economico del 'mondo di mezzo', durante l'interrogatorio nel maxi processo Mafia Capitale in corso a Rebibbia. Buzzi, in collegamento dal carcere di Tolmezzo, in provincia di Udine, ha ripercorso brevemente la sua carriera imprenditoriale, preceduta dagli anni di carcere, dove fu detenuto per omicidio.

"Massimo Carminati - sottolinea Buzzi - l'ho conosciuto in carcere dopo il mio arresto per omicidio volontario. Nel corso della detenzione ho avuto contatti con ambienti neo fascisti anche se io ero dichiaratamente di sinistra, anzi finii tra loro proprio per questo. Non ho mai avuto problemi con loro e in quel periodo ho conosciuto anche Gianni Alemanno che però apparteneva all'area missina". "Con Carminati ci siamo rincontrati nel 2012 quando entrò nelle Coop, ma la sua presenza incideva in modo del tutto relativo nel fatturato",  dice Buzzi sottolineando che il volume del fatturato degli appalti nel quale è stato coinvolto anche Carminati è stato del 3,3% rispetto a quelli complessivamente gestiti dalla galassia delle Coop legate all'imprenditore.

IL SISTEMA PERFETTO. "Eravamo un sistema perfetto che funzionava benissimo non come quello descritto da queste ricostruzioni fantasiose", ha sottolineato Buzzi durante l'interrogatori. Ha ripercorso la sua esperienza di imprenditore fin dalla nascita della cooperativa 29 giugno, nel 1986: "All'inizio eravamo otto soci, nel 2014 tra dipendenti diretti e indiretti (di altre cooperative legate alla 29 giugno ndr) arrivammo a 2200 persone".

 "Eravamo il fiore all'occhiello di Legacoop- racconta Buzzi - e crescevamo tanto velocemente che a un certo punto andammo in Legacoop a chiedere se andava tutto bene, e loro ci dissero: 'siete perfetti'".

"Il mio stipendio da presidente della Cooperativa 29 giugno arrivò a un massimo di 3800 euro mensili - prosegue Buzzi - io prendevo quattro volte lo stipendio di un operaio, per scelta, anche quando mi dicevano che prendevo poco continuai così, perché ero di sinistra e volevo essere coerente". A questi si aggiungevano delle consulenze per le cariche ricoperte in altre cooperative legate alla 29 giugno che facevano arrivare la paga mensile di Buzzi a seimila euro.
 

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