Giovedì 09 Agosto 2018 - 09:15

Raid Israele su Gaza: muoiono 23enne incinta e la figlia di 18 mesi

Terza ondata di violenze da luglio, nonostante i tentativi di accordo per una tregua tra Israele e Hamas

PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-UNREST

Il rischio della quarta guerra nel corso di un decennio minaccia più che mai la Striscia di Gaza. Nella notte tra mercoledì e giovedì più di 180 razzi e colpi di mortaio partiti dall'enclave hanno raggiunto Israele, che ha reagito attaccando oltre 150 siti militari di Hamas. Tre palestinesi sono morti: un militante di Hamas, una donna di 23 anni incinta e la figlia di 18 mesi mentre dormivano nella loro casa, mentre il marito è rimasto gravemente ferito.

È la terza grave ondata di violenze da luglio, nonostante i tentativi delle Nazioni Unite e dell'Egitto di assicurare una tregua a lungo termine tra le parti. Hamas e i gruppi armati palestinesi alleati hanno annunciato lo stop del lancio di razzi contro Israele da mezzogiorno di giovedì, ma gli scontri non si sono fermati da nessuna delle due parti. "I tempi dell'escalation nella Striscia di Gaza e l'attacco alla resistenza palestinese quando la delegazione di Hamas è arrivata al Cairo per i colloqui dimostra che Israele vuole contrastare gli sforzi dell'Egitto e dell'Onu per ottenere una calma a lungo termine", l'affondo del portavoce di Hamas Fawzi Barhoum, che accusa lo Stato ebraico di tentare di sabotare i colloqui di pace: "Israele ha la piena responsabilità di ciò che sta accadendo a Gaza".

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Le ostilità sono cresciute dal 30 marzo, accompagnate da un movimento di protesta palestinese lungo la barriera per denunciare, tra le altre cose, il blocco imposto dallo Stato ebraico all'enclave. Le tensioni sono state esacerbate dal trasferimento da parte degli Stati Uniti della loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme il 14 maggio. Circa 165 palestinesi, almeno, sono stati uccisi dai raid israeliani dal 30 marzo, mentre un solo soldato israeliano è stato ucciso, il 20 luglio vicino a Gaza, per la prima volta dal 2014. L'appello dell'inviato speciale delle Nazioni Unite Nickolay Mladenov, che ha invitato tutte le parti ad "allontanarsi dal baratro", per ora sembra caduto nel vuoto.

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