Giovedì 19 Febbraio 2015 - 15:11

Meredith, pubblicati cablogrammi Usa su Amanda Knox: Per noi caso chiuso

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Perugia, 19 feb. (LaPresse) - "Post considers this case closed" ("Consideriamo chiuso questo caso"). E' uno dei cablogrammi inviati, durante le fasi del processo per l'omicidio di Meredith Kercher, dall'Ambasciata Usa in Italia al Dipartimento di Stato americano. Ad ottenerli, la giornalista freelance Andrea Vogt (americana di Seattle, ma che opera a livello internazionale collaborando con prestigiosi mass-media e che ha seguito in modo approfondito, fin dall'inizio, il caso dell'uccisione della studentessa inglese avvenuto a Perugia nella notte tra l'1 e il 2 novembre 2007 e la condanna della sua concittadina Amanda Knox). I cablogrammi, che lasciano aperti molti interrogativi, sono stati pubblicati in Italia in esclusiva dal Giornale dell'Umbria.

"Ho fatto questa richiesta per i documenti - spiega Vogt - perché trovo importante non solo l'aspetto giudiziario di questo caso clamoroso internazionale, ma anche quello che succedeva dietro le quinte, sia in Italia che nell'ambito politico e diplomatico del mio Paese. Questi sono documenti in più che ora sono disponibili al pubblico. Possono essere interpretati in vari modi, ma preferisco lasciare la dietrologia agli altri. Comunque secondo me, piu trasparenza c'è, meglio è".

"Consideriamo questo caso chiuso", firmato dall'allora ambasciatore Usa David H. Thorne, è del 4 ottobre 2013. La sera precedente la Corte d'assise d'appello di Perugia aveva assolto Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di aver ucciso Meredith, in concorso con Rudy Guede, ribaltando clamorosamente la sentenza di primo grado, che aveva condannato Amanda a 26 anni e Raffaele a 25. Ma, come scrive il Giornale dell'Umbria, le parole dell'ambasciatore aprono vari interrogativi. A meno di non ipotizzare che l'Ambasciata Usa non sappia che la giustizia italiana prevede tre gradi di giudizio (la Corte di Cassazione ha poi bocciato la sentenza della Corte di Assise di appello e disposto un nuovo giudizio di appello, che si è svolto a Firenze e che ha visto Amanda condannata a 28 anni e 6 mesi e Raffaele a 25 anni) si potrebbe ipotizzare che per l'Ambasciata Usa un cittadino americano che esce dal carcere, anche se poi condannato, non sconterà più la condanna in quanto non sarà estradato.

Altro interrogativo aperto dal Giornale dell'Umbria è come Amanda abbia fatto a partire con regolare passaporto la mattina del 4 ottobre nonostante l'ambasciatore Thorne informi la Segreteria di Stato che, contrariamente a quanto riportato dalla stampa, Amanda e i suoi familiari non andarono, la notte del 3 ottobre 2013, dopo la scarcerazione immediata disposta dalla sentenza di assoluzione, all'Ambasciata Usa a Roma per i servizi consolari.

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