Venerdì 23 Giugno 2017 - 12:45

Radiohead, 20 anni di 'Ok Computer' con versione rimasterizzata

L'album della svolta ha venduto negli anni 8 milioni di copie. Nella nuova uscita anche tre inediti

'Ok Computer' dei Radiohead compie 20 anni: esce una versione rimasterizzata

Vent'anni dopo la pubblicazione di 'Ok Computer', i Radiohead rilanciano oggi un'edizione rimasterizzata del geniale album sperimentale che ha fatto da contrappunto all'ottimismo del britpop anni '90 con melodie dissonanti e liriche oscure. Incidenti stradali, androidi paranoici e rapimenti alieni convivono in un album per cui i dirigenti della casa discografica Capitol, dopo il primo ascolto, avevano previsto un futuro lugubre. Invece il terzo disco della band capitanata da Thom Yorke ha venduto finora più di otto milioni di copie in tutto il mondo e ha aperto la strada a una tendenza estetica che ha segnato la musica rock e pop dei primi anni del 21esimo secolo. "La sua longevità persistente ha a che fare che i suoi temi, che vanno oltre l'aspetto tecnologico e il disorientamento della vita moderna", ha commentato ad Efe Adam Berh, professore di musica pop e contemporanea presso l'Università di Newcastle.

Nel 1996, entrando in studio insieme ai compagni di band - Jonny Greenwood, Ed O'Brien, Colin Greenwood, Philip Selway - Yorke aveva l'obiettivo di allontanarsi dai classici suoni di chitarre che avevano caratterizzato i due dischi precedenti, 'Pablo Honey' e 'The Bends'. A questo scopo venne arruolato come produttore e ingegnere del suono Nigel Godrich, che da allora è presente in tutti i dischi dei Radiohead. Il successo di 'Ok Computer' ha rappresentato un passo in avanti verso suoni elettronici e sperimentali che avrebero caratterizzato sempre di più la band anche nei lavori successivi, a cominciare da 'Kid A' del 2000. Per Berh, il lavoro pioneristico di Yorke e della sua band ha prodotto "un disco rock atipico" che è riuscito a "riflettere le preoccupazioni e l'estetica del passato e ridefinirlo in un futuro digitale". L'innovazione rappresentata da quell'album ha ispirato da allora il lavoro di molti artisti, tra cui Coldplay, Arcade Fire, Dj Shadow, Dj Spooky, che hanno esplicitamente riconosciuto il loro debito al suono dei Radiohead.

In occasione del 20esimo anniversario di 'Ok Computer', il gruppo rilancia oggi 'Ok Computer OKNOTOK 1997-2017': un'edizione speciale che include, oltre ai 12 brani originali, tre inediti e 8 B-sides. Tutte le registrazioni sono rimasterizzate a partire dai nastri analogici delle sessioni di registrazione, avvenute per la maggior parte in una magione del XV secolo nella città di Bath, dove pochi mesi prima i Cure avevano inciso l'album 'Wild Mood Swings' e che si diceva fosse stregata. "Per tutto il tempo che abbiamo passato lì ero terrorizzato. Tutto ci ricordava costantemente la nostra mortalità", ha raccontato di recente Yorke riguardo alle settimane di produzione del disco nell'inquietante villa. "I fantasmi mi parlavano nel sonno", ha riferito il cantante in un'intervista alla rivista inglese NME, ricordando di aver passato notti a sentire le voci e giorni in una specie di distacco dalla realtà. "Ero praticamenhte catatonico - ha aggiunto Yorke elaborando la sua psiche del periodo - La claustrofobia, il non avere alcun senso di realtà. Avevo sempre la sensazione di un sovraccarico di informazioni, il che è ironico, dal momento che è molto peggio ora". "La paranoia che sentivo al tempo era molto più legata a come le persone si relazionavano tra di loro - ha proseguito - ma usavo la terminologia della tecnologia per esprimerlo.
Tutto quello che scrivevo era in realtà un modo di cercare di riconnettermi com altri esseri umani mentre si è sempre in transito. Era quello che dovevo scrivere perché era quello che sentivo, che in sé poi instillava una sorta di solitudine e disconnessione".

Oltre alla sinistra ispirazione data dalla casa stregata, il frontman dei Radiohead ricorda anche alcuni dei riferimenti letterari che hanno dato vita a 'Ok Computer', tra cui il romanzo 'Guida galattica per autostoppisti' di Douglas Adams, che ne ha suggerito il titolo e ha dato origine al brano 'Paranoid Android'. Nonostante i dubbi iniziali sul disco, i critici lo hanno accolto con un entusiasmo che non si è più sopito, tanto che nel 2015 è stato definito "culturalmente, storicamente o esteticamente significativo" dalla prestigiosa Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e scelto per l'inclusione nel National Recording Registry.

Scritto da 
  • Virginia Michetti
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