Mercoledì 25 Ottobre 2017 - 17:45

Patrick McGrath:"Il mondo è un palco, tutti recitiamo una parte"

Lo scrittore inglese di 'Follia' ha presentato a Milano il suo nuovo romanzo, 'La guardarobiera'

In un mondo che ogni giorno scende a patti con il caos, Patrick McGrath si diverte a generare altro disordine: quello creato dalla violenza delle passioni che, portate all'estremo, sgretolano la fragilità della mente umana.

La si può chiamare follia, come il primo romanzo dello scrittore inglese pubblicato in Italia; un best seller diventato una pietra angolare nella narrativa del pensiero ossessivo e dell'autodistruzione. Anche nel suo nuovo romanzo, "La guardarobiera" (La nave di Teseo), McGrath continua il suo lavoro da speleologo: scava nella mente di una donna, Joan che, fresca vedova, crede di ritrovare lo spirito di suo marito in un altro uomo, attore di teatro come lui. Ne diventa prima amica e poi amante, lo invita a casa e lo veste con gli abiti del marito defunto in una sorta di trance sostitutivo.

Siamo a Londra, nel 1947. Joan è algida e bellissima, ma non sorride mai perché "oddio - ci rincresce dirlo - aveva i denti inguardabili". Un primo segnale per il lettore, una crepa che dal volto dell'affascinante costumista si allarga fino a confondere la realtà con la suggestione, l'abisso con la terraferma. "Tutto il mondo è un palco e gli uomini e le donne ci recitano sopra, continuamente. La condizione umana è una messinscena, è possibile essere davvero se stessi solo in momenti di perfetta solitudine o di grandissima intimità", spiega a LaPresse Patrick McGrath che anche per questo romanzo ha "nutrito la sua immaginazione": "Ho letto centinaia di biografie, ho chiesto a mia moglie, che è un'attrice, di accompagnarmi nei backstage, ho parlato a lungo con una costumista perché in questa storia gli abiti sono un tassello importante".

Figlio di uno psichiatra, cresciuto gironzolando tra le corsie del manicomio di Broadmoor, l'autore di "Spider" e "Trauma" ha da sempre dimestichezza con la pazzia: "Non mi ha mai spaventato, anzi, mi affascina; l'ho sempre vista come una condizione patologica che può essere curata, trattata e capita". E anche l'amore, secondo la versione di McGrath, è una forma di disturbo mentale.

"Sia chiaro - precisa - non generalizzo mai nei miei libri; non è detto che se si perde la persona amata si debba impazzire, ma è quello che interessa a me come narratore: la reazione esasperata e feroce di fronte ai colpi della vita". Nel romanzo fa da quinta una pagina poco nota della storia inglese: una fiammata dell'ideologia fascista subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, alimentata da gruppi di nostalgici che consideravano Hitler un eroe. "Ho scoperto questo episodio mentre facevo le ricerche per il romanzo e ne sono rimasto molto colpito. Ho deciso di utilizzare il materiale di allora per riflettere su quanto accade oggi, per riecheggiare l'avanzare di movimenti neonazisti e populisti in Europa così come il suprematismo bianco negli Stati Uniti. Ci si può chiedere se siamo di fronte a un altro 1930, se quei drammatici eventi oggi si potrebbero ripetere. Finora direi di no. Ma è una minaccia? Forse sì".

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