Sabato 25 Novembre 2017 - 10:00

Piombino, ucciso con tre pallottole poi bruciato in casa: killer confessa

Il litigio nato per un telefonino non pagato

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Ha confessato l'omicidio, che sarebbe scaturito a causa di un debito non pagato per un telefono cellulare, il cittadino italiano arrestato la notte scorsa dai carabinieri di Livorno con l'accusa di aver ucciso e dato fuoco al tunisino Fadhel Hamdi, 32 anni, all'alba del 21 novembre scorso all'interno del suo appartamento di Piombino (Livorno), al secondo piano di un alloggio popolare in via Ferrer.

L'arrestato si chiama Marco Longo, guardia giurata di 33 anni, nato e residente a Piombino, senza precedenti penali. L'uomo è stato bloccato in esecuzione del decreto di fermo emesso dalla Procura di Livorno per omicidio volontario del tunisino. I carabinieri sono arrivati a Longo con indagini di tipo tradizionale, condotte dai militari del comando provinciale di Livorno e della compagnia di Piombino in collaborazione con la squadra mobile di Livorno e il commissariato di Piombino.

Gli investigatori hanno controllato le conoscenze e le amicizie del tunisino, con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti. E dai controlli è emerso che Longo era amico di Hamdi, che frequentava spesso. E durante le verifiche negli ambienti frequentati da Longo, è emerso ieri che la guardia giurata aveva confessato, di fatto, ad alcuni amici, vicini di casa, di essere stato lui l'autore dell'omicidio del tunisino. Portato in caserma, Longo, assistito dal suo avvocato, ha confermato le accuse e ha confessato il delitto davanti al pubblico ministero Fiorenza Marrara. Longo ha confessato di aver sparato tre colpi di arma da fuoco contro Hamdi, di aver poi legato il suo corpo al letto e quindi gli ha dato fuoco.

Quanto al movente del delitto, Longo ha parlato di una sorta di debito non onorato. La guardia giurata avrebbe comprato un telefono cellulare di elevato valore per il tunisino, il quale poi non gli avrebbe restituito i soldi. Una versione che non avrebbe del tutto convinto gli investigatori. Quanto alle monete lasciate sugli occhi del cadavere del tunisino, Longo ha ammesso di averlo fatto ma non ha dato una spiegazione. L'arrestato è stato condotto nel carcere a Livorno.

 

 

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