Lunedì 22 Gennaio 2018 - 13:30

Roma, chi è Pellegrinetti: feroce e spietato tra Magliana e Marsigliesi

Catturato in Spagna, era latitante dal 2003

Fausto Pellegrinetti, romano, esponente della nuova Banda della Magliana catturato ieri in Spagna era latitante dal 2003. Nel suo curriculum vanta il legame criminale con il famigerato Clan dei Marsigliesi Berenguer Bellicini e Bergamelli.

Nel 1977 fu catturato in un residence sull'Aurelia dagli uomini della Squadra Mobile di Roma, assieme ad alcuni complici. Nel 1980 con il gruppo del Tufello, ebbe un incontro in un ristorante di Trastevere con Danilo Abbruciati, Edoardo Toscano e Antonio Mancini appartenenti alla Banda della Magliana. Il gruppo del Tufello aveva condiviso con l'Abbruciati l'esperienza delle 'batterie' ed erano stati con lui imputati di rapine e sequestri di persona. Nel corso dell'incontro, il gruppo della Magliana sondò le intenzioni dei vecchi malavitosi del Tufello cercando di impadronirsi del controllo del traffico degli stupefacenti. Il gruppo non condivise tale proposta ma istituirono un legame sulle attività del toto nero, ai sequestri di persona, alle rapine ed alle estorsioni. Nel medesimo incontro si parlò anche di uccidere Ferdinando Imposimato.

Nel 1992 da un'indagine della Dea e dello Sco, le autorità italiane, seguendo il flusso del denaro tra Nord America, Europa e Colombia, arrivano a Pellegrinetti, romano, che viveva in latitanza a Via Roccaraso a Roma. L'uomo si era rimodulato da efferato rapinatore in trafficante di stupefacenti e, successivamente in riciclatore di denaro. La svolta arriva in occasione dell'ultimo 'Pick Up' ovvero l'ultimo prelievo di denaro sporco, quando Pellegrinetti finisce in manette a Roma e viene sequestrato un milione e mezzo di dollari in contanti Nel 1998 viene sgominata un'organizzazione retta da un triumvirato di vecchi criminali: Primo Ferraresi, Giuseppe D'Alessandri e Fausto Pellegrinetti che dalla zona di Malaga, dove vivevano in clandestinità, gestivano due business separati solo in apparenza: l'import-export della cocaina e il riciclaggio. Sulla capitale si riversava periodicamente, un vero e proprio oceano di cocaina: 5000 mila chili smerciati sul mercato romano e la cifra astronomica di 55 milioni di dollari Usa riciclata in un ventaglio di attività diversificate

 Pellegrinetti era a capo dell'organizzazione, con il ruolo di leader indiscusso e di regista di tutte le strategie espresse, in ciò collaborato da Primo Ferraresi, sia nel campo del narcotraffico che in quello del riciclaggio, attraverso gli associati. La simbiosi tra le due componenti, la prima ad altissima caratura criminale e la seconda di riconosciuta professionalità imprenditoriale, evidenziava l'estrema pericolosità sociale del sodalizio, scaturente anche dai solidi legami intrattenuti con famigerate consorterie delinquenziali calabresi (famiglia Barbaro-Papalia) e campane (clan Senese), e dalle ingenti disponibilità finanziarie dimostrate dall'organizzazione capeggiata Pellegrinetti. Il suo braccio destro, un palermitano con ottime conoscenze in America Latina, era Lillo Rosario Lauricella con il quale nel 1997 ricicla 16 miliardi delle vecchie lire comprando ed installando in Brasile migliaia di slot machine. Lauricella, dopo avere collaborato con la giustizia, venne ucciso a Caracas nel 2002, con difficoltoso riconoscimento stante le sue numerose plastiche effettuate al volto. La latitanza dorata di Fausto Pellegrinetti, cominciata dopo l'evasione del 1996, termina oggi in un attico di superlusso ad Alicante 
 

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