Domenica 13 Maggio 2018 - 13:15

Salone del libro, Limonov: "Sono un Russian man più aggressivo di Putin"

Prigionia, sentimenti, donne, cibo: intervista al poeta, scrittore e leader politico

Torino, Salone Internazionale del Libro 2018

La questione dell'identità non è mai di poco conto. E' fondante, vitale. Rende riconoscibile e definibile un uomo, un Paese, un pensiero. Nel caso di Eduard Veniaminovich Savenko le cose si complicano. Viene da dire che non riuscirai mai a raggiungerlo, anche se ce l'hai seduto di fronte. Ha 75 anni - questo dato è certo - è nato in Russia, a Dzerzinsk, è poeta, scrittore e leader politico. Sembra già molto per circoscrivere un percorso individuale e sociale, ma nel caso di Limonov, pseudonimo di Eduard Veniaminovic Savenko, è solo il punto di partenza verso trame di vita diverse e ambigue, a tratti mitologiche. Una di queste, diventata un best seller, è firmata da Emmanuel Carrère che ha scorrazzato nell'esistenza di Limonov senza mai tirare il freno a mano: "E' stato teppista in Ucraina, idolo dell'underground sovietico, barbone a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna".

Altre biografie, più o meno ufficiali, lo ricordano ammiratore di Stalin e Bakunin e combattente in Bosnia dalla parte dei serbi. Ma chi è davvero? "Sono un Russian man. Lo sono perché ho passato quattro anni in carcere, chi non conosce la prigione non può dire di essere un vero russo. E' un luogo in cui tutto si mischia, la quintessenza del mio Paese", spiega a LaPresse Eduard Limonov che al Salone del Libro di Torino ha presentato la sua autobiografia, "Zona industriale", pubblicata da Sandro Teti, l'editore che per primo lo ha riportato in Occidente dopo 23 anni.

Arrestato nel 2001 con l'accusa di terrorismo, cospirazione contro l'ordine costituzionale e traffico di armi, è finito dritto a Lefortovo, storico carcere moscovita dalla fama sinistra: "Qui ho scritto sette libri, poi sono stato in cella a Saratov, fianco a fianco con banditi e assassini. Ero nel terzo raggio, è stato interessante, una bella esperienza", racconta Limonov che da uomo libero si trasferisce nella zona industriale di Syry. A fargli compagnia la scorta, un topo bianco e qualche giovane donna da incontrare alla stazione Leningradskaja. Ma si è mai davvero innamorato? "Non lo so, ho difficoltà a rispondere perché non mi sono mai autoanalizzato. Non credo in Freud. So però che le donne sono ovunque e che ora sono qui in Italia con una ragazza".

E' un cane sciolto Limonov, anche nei sentimenti. "Emigrato" negli anni Settanta a New York, dopo un periodo in Francia torna in Russia nel 1991, con la caduta dell'Urss. Fonda il partito Nazional-Bolscevico di ispirazione nazi-comunista, dichiarato fuorilegge nel 2007. Ci riprova nel 2010, con L'Altra Russia, mettendo insieme nazionalisti, socialisti, liberali e comunisti: tutti uniti contro Vladimir Putin. "Ma io sono peggio di lui". In che senso? Se fosse al suo posto cosa farebbe? "Sarei molto più aggressivo, rispetto a me è un moderato. Ad esempio, farei subito in modo che a Kiev ci fosse un regime filo-russo, trasformerei il Cremlino in un museo e sposterei la Capitale. Mosca è troppo vicina all'Occidente, farei costruire una città tutta nuova nel centro del Paese. Putin è un indeciso, lo dimostra anche come si è mosso in Siria. Non ha considerato il fattore tempo ed è intervenuto in ritardo, dando la possibilità agli americani e agli israeliani di capire cosa stava succedendo e quindi di ostacolare l'azione russa". Limonov sgretola l'immagine prepotente e machista dello "zar": "Siete stati voi occidentali a inventarvi la figura di Putin dittatore solitario, in realtà ci sono circa trenta gruppi di pressione e potere che guidano la Russia".
Alla fine l'unica vera concessione al suo privato: "Il mio colore preferito è il nero, per quanto riguarda il cibo mangio un po' di tutto". Qualcuno corregge: Limonov non mangia, si nutre.
 

Scritto da 
  • Raffaella Caprinali
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