Venerdì 10 Novembre 2017 - 17:30

Sassi dai cavalcavia, nove morti da Lentate alla Cavallosa fino a Cernusco

Ogni anno decine di episodi fortunatamente senza vittime. Ma qualche volta, i folli lanciatori hanno colpito e ucciso. La tragica storia di Letizia Berdini e dei suoi killer

L'orrenda abitudine di lanciare sassi dai cavalcavia su strade e autostrade non è mai cessata del tutto. Se ne parla il meno possibile perché è uno di quei comportamenti tipicamente soggetti a emulazione, ma nel 2016, i lanci sono stati 85 (per fortuna con solo quattro feriti). Quest'anno, in otto mesi, gli episodi registrati sono stati 65 il che è preoccupante perché significa che il fenomeno non accenna a diminuire. Anzi. Spesso i colpevoli vengono individuati (ci sono state decine di fermi) e risultano per lo più minorenni, ma fra i fermati non mancano gli adulti.

La scena, più o meno, è sempre la stessa. I "lanciatori di sassi" preferiscono, normalmente le ore notturne. Per fortuna, colpire un'auto che passa a grande velocità sotto un cavalcavia, è più difficile di quanto si pensi. Spesso, quindi, l'autista sente un colpo sordo sulla carrozzeria o la pietra, rimbalzando per terra, la colpisce. Se ha nervi saldi, si ferma poco dopo per controllare i danni. Spesso denuncia, ma probabilmente, molte volte, lascia perdere e ringrazia di non essere stato colpito. Altre volte, se c'è luce sufficiente, il conducente vede qualcosa e frena col rischio di provocare gravi incidenti. Altre volte ancora, purtroppo, il lancio risulta letale: l'auto viene colpita sul parabrezza e qualcuno ci rimette la vita. Nella storia di questa attività criminale (dal 1986 a oggi), le vittime sono nove contando quella di oggi: la prima fu una bimba di pochi mesi,

Maria Jlenia Landriani colpita da una pietra nentre passava in macchina con i genitori sulla strada provinciale Milano-Lentate (44 bis). Era il 22 aprile 1986.

In seguito ci furono altri casi: I coniugi Domenico Fornale e Rosa Perena persero al vita sull'autostrada del Brennero: era il 13 febbraio del 1991. Nel 1993 morirono un un uomo e una ragazza di 25 anni in due distinti episodi sulla A14 e sulla A 22. Gli altri episodi mortali: giugno 2002 sulla Roma-Napoli (Rosa Miscioscia),  13 agosto 2005 ancora Roma-Napoli (Natale Gioffré). Negli ultimi dodici anni, gli episodi sono decine all'anno senza conseguenze mortali. Fino a quello di oggi a Cernusco sul Naviglio dove ha perso la vita Nilde Caldarini di 62 anni.

La Cavallosa - Ma la storia più famosa è quella del Cavalcavia della Cavallosa (sull'autostrada A21 Torino-Piacenza, vicino a Tortona) che accadde il 26 dicembre del 1996. Per tanti motivi: per la vittima, Letizia Berdini (31 anni) di Civitanova Marche che stava andando a Parigi con il marito Lorenzo Bossini, sposato da pochi mesi. Ma anche per gli assassini, i fratelli Franco, Paolo, Sandro e Gabriele Furlan che, allora, avevano tra i 18 e i 25 anni. Con loro un cugino, Paolo Bertocco. Altri sei giovani della zona (compresa una ragazza) furono coinvolti all'inizio ma non arrivarono al processo.

Letizia Berdini era giovane, bella e innamorata del marito. Faceva la vocalist nella band di Riccardo Cocciante e tanta gente s'immedesimò nella sua tragedia. Il marito quasi impazzì per il dolore e il processo alla "banda della Cavallosa" fu un evento mediatico di cui si parlò per mesi attraverso qualcosa come 56 udienze. Sandro, Gabriele e Paolo Furlan, in un primo momento, confessarono e dissero che l'avevano fatto "per noia" non avendo di meglio per ammazzare il tempo nelle fredde serate invernali in Basso Piemonte. Probabilmente, non era neppure la prima volta che andavano alla Cavallosa a tirare i sassi contro le auto che passavano.

Gli altri due continuarono a negare e al loro diniego si unì a un certo punto, anche quello dei tre "rei confessi". La procura chiese 30 anni e la Corte d'Assise di Alesandria li condannò a 27 anni ridotti a 18 e 4 mesi per il rito abbreviato. Gabriele Furlan fu poi assolto in appello. Come spesso succede in questi casi, i fratelli Furlan sono usciti nel 2009 per indulto e buona condotta: prima in semilibertà, poi, a luglio, definitivamente liberi. Pare che a Tortona non si siano più fatti vedere e stiano cercando di ricostruirsi una vita altrove. La sorella di Letizia, Maria Rosa Berdini, non li ha mai perdonati: "Senza pene esemplari, questi episodi si continueranno a ripetere". Tragica la vicenda di Lorenzo Bossini: cercò di ricostruirsi una vita con un'altra ragazza ma questa venne uccisa dal suo ex fidanzato.

 

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