Martedì 25 Aprile 2017 - 12:30

Sepúlveda: Resto un militante, è la mia natura. Trump? Mi fa paura

Intervista allo scrittore cileno: "Non posso cambiare, sono semplicemente così"

Sepúlveda: Resto un militante, è la mia natura. Trump? Mi fa paura

Luis Sepúlveda continua a combattere. Contro la mancanza di futuro, la passività e l'idea di un mondo globalizzato nella società, nella politica e nei sentimenti. "Non posso cambiare, sono semplicemente così, è la mia natura di militante", racconta a LaPresse lo scrittore cileno; un istinto rimasto incontaminato fin dalla prima volta in cui cominciò a pensare alla possibilità di essere felice. Era il 1971, quando entrò a far parte del 'Grupo de amigos personales' di Salvador Allende, le guardie più vicine al presidente socialista che appena due anni dopo morì nel golpe militare guidato da Augusto Pinochet.

Sepúlveda fu arrestato, condannato a 28 anni di carcere, esiliato. "Si deve avere un obiettivo chiaro di vita, essere contro quello che non funziona, contro gli attentatori della dignità dell'essere umano. È la mia condotta da sempre, faccio le cose con passione, al 100%. E per fortuna anche i miei figli sono cresciuti insieme a me in questo modo, con una forma di vita non autoritaria, con il dialogo come base fondamentale della convivenza", dice Sepulveda che a 'Tempo di Libri' ha presentato 'Vivere per qualcosa' (Guanda), una lunga conversazione con l'amico Pepe Mujica, l'ex presidente dell'Uruguay che dava in beneficenza il 90% del suo stipendio, e Carlo Petrini (fondatore di Slow Food). È l'ultimo libro del cileno 'errante' che ha trovato la felicità anche nella scrittura, fin dall'esordio nel 1989 con 'Il vecchio che leggeva romanzi d'amore'.

"La felicità si manifesta in molti modi, ad esempio con la soddisfazione che si prova quando si sente di aver fatto la cosa giusta al momento giusto. Oppure quando capisci che chi ti sta vicino è libero e vive senza autoritarismi". Ma quello di oggi non è certo il migliore dei mondi possibili, e Sepúlveda ammette di essere molto preoccupato dalla politica dell'amministrazione del presidente americano Donald Trump. "Mi fa paura pensare che il futuro dell'umanità sia in mano a una persona così 'elementare'. Nel Paese più potente del mondo si è installato alla presidenza un uomo che ha fatto dell'ignoranza la sua bandiera di presentazione. Trump non ha capito l'enorme complessità dei problemi del mondo". E sulla possibile guerra civile in Venezuela spiega: "Non credo che succederà. Io non sono d'accordo con molte cose fatte dal governo di Nicolas Maduro, ma non posso negare che è un governo eletto democraticamente. Perché non si può aspettare? Tra un anno e mezzo ci saranno nuove elezioni e probabilmente il panorama politico cambierà. La campagna di contropropaganda nei confronti del presidente Maduro è stata mostruosa; poi non dimentichiamoci che se il Venezuela non fosse così ricco di petrolio, al resto della comunità internazionale non interesserebbe nulla di quello che succede in questo Paese".
 

Scritto da 
  • Raffaella Caprinali
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