Giovedì 06 Marzo 2014 - 15:35

Sono Made in Napoli gli abiti da Oscar di Toni Servillo

Grande Bellezza sarto

Napoli, 6 mar. (LaPresse) - Casalnuovo, un piccolo comune tra Napoli e Afragola, è stato in via indiretta uno dei protagonisti della notte degli Oscar il 2 marzo a Los Angeles, dopo i trionfi di questi ultimi mesi tra cui i Golden Globes e i Bafta. Come c’è riuscito? È lì che si trova il laboratorio della sartoria Cesare Attolini dove sono stati realizzati gli abiti indossati da Toni Servillo sul set di ‘La grande bellezza’ di Paolo Sorrentino.

La giacca arancione portata da Jep Gambardella quando incontra la spogliarellista Sabrina Ferilli o l’elegante abito di lino bianco che lo accompagna durante le passeggiate in una Roma vuota e desolante sono tutti stati pensati e cuciti dalla celebre sartoria campana fondata nel 1930, che ha fatto la storia della moda. Fu infatti da un’intuizione del fondatore dell’atelier Vincenzo Attolini (il padre di Cesare) che è nata la giacca alla napoletana senza imbottiture interne, senza spalline o fodera, tanto morbida da donare alla figura eleganza e naturalezza.

Tanti i clienti celebri del negozio di via Filangeri a Napoli, da Clark Gable a Vittorio De Sica, da Marcello Mastroianni a Totò, da Vittorio Emanuele III al Duca di Windsor. Ma Attolini, come disse una volta lo scrittore Raffaele La Capria, non doveva essere considerato il sarto dei re, quanto piuttosto “il re dei sarti” per la sua capacità di trovare ogni volta la soluzione che meglio potesse adattarsi alla persona. E da subito sia Hollywood che Cinecittà fecero di Attolini il loro punto di riferimento per pellicole che sono entrate nella storia del cinema.

Ieri come oggi. Sempre della sartoria napoletana sono infatti gli abiti di Servillo in ‘Il divo’, con le giacche imbottite sulla schiena per meglio rappresentare il personaggio di Andreotti. E poi è arrivato il successo planetario di ‘La grande bellezza’.

L’attore napoletano, con la costumista Daniela Ciancio, hanno visionato le stoffe, scelto i tagli e i colori. Poi tutto è passato nelle mani esperte degli Attolini e dei loro sarti (circa 150 persone, con una produzione annua che al 90 per cento va oltre i confini nazionali).

“Abbiamo sposato questo progetto con grande entusiasmo e sintonia intellettuale. La nostra azienda - dice Massimiliano Attolini che con il fratello Giuseppe rappresenta la terza generazione dell’atelier - ha nel suo Dna il profondo convincimento che coltivare l’etica e l’estetica sia una direttrice da cui non discostarsi mai nel nostro fare quotidiano. In un mondo in cui, per prendere in prestito alcune parole che Jep Gambardella pronuncia durante il film, è tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore e in cui sono sparuti e incostanti gli sprazzi di vera bellezza”. Che stavolta ha saputo trionfare, sugli schermi di tutto il mondo.

Marco Romani

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