Mercoledì 02 Agosto 2017 - 13:45

Strage di Bologna, troppi segreti. I parenti lasciano la cerimonia

Il 37esimo anniversario della bomba alla stazione che fece 85 vittime. La protesta dell'Associazione. il ministro Galletti: "lo Stato ha un debito da onorare"

XXXVII anniversario della strage alla stazione di Bologna

Ancora una volta commemorazione con polemica per le 85 vittime della strage della stazione di Bologna del 2 aagosto 1980. Questa volta, a rappresentare lo Stato c'era il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, ma, prima che prendesse la parola nell'la sala del Consiglio comunale di Bologna, si è alzato Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione delle vittime della strage (nella foto): "Con tutto il rispetto per il ministro Galletti dal punto di vista della persona, ma poichè rappresenta il Governo che ci ha trattato in questo modo, con tutte le promesse mancate di questi 37 anni, noi abbiamo deliberato di uscire dall'aula prima che il ministro Galletti prenda la parola. Pertanto noi adesso usciamo, come familiari delle vittime, e lasciamo che Galletti dica tutto quello che dirà".

Galletti ha preso comunque la parola: "Lo Stato ha ancora un debito da onorare nei confronti dei familiari delle vittime e dei feriti di quella strage, nei confronti di quanti hanno chiesto tutta la verità. So bene che nulla potrà mai compensare il dolore che quella bomba ha causato. Ma questo non può esimerci dal porre rimedio con ogni sforzo possibile alle mancanze che purtroppo si sono registrate negli anni. Su queste, nel tempo, si è instaurata una polemica che condiziona un ricordo che dovrebbe invece essere unito per esser ancor più forte".

"Non posso nascondervi - ha sottolineato Galletti - la mia profonda emozione per essere stamani qui a Bologna, la mia città, a rappresentare il governo, le istituzioni del mio Paese, nella giornata del ricordo di uno dei momenti più dolorosi per tutti noi: l'attentato del 2 agosto 1980. E lo voglio fare innanzitutto ricordando con rispetto e commozione il dolore indicibile di 85 famiglie che hanno perso i loro cari, parenti, amici quella mattina e dei 200 feriti segnati per sempre da quel giorno. Al loro sacrificio ci inchiniamo tutti noi bolognesi, tutti noi italiani che porteremo per sempre nell'anima il ricordo di quella bomba della stazione. L'attentato di Bologna è una ferita ancora visibile in questa città. La portiamo con noi, dentro di noi. Dimenticarla o nasconderla è impossibile: significherebbe tradire noi stessi, il nostro essere bolognesi e italiani. Non a caso ogni 2 agosto, qualsiasi cosa io stia facendo,come credo accada ad ogni mio concittadino, il pensiero si sposta a quel giorno. Nel mio caso ai miei 19 anni".

"Conosco bene - ha detto il ministro - le richieste che in tutti questi anni sono state formulate dal presidente Paolo Bolognesi e dalle associazioni delle vittime del terrorismo nei confronti della presidenza del Consiglio, dei ministeri e delle istituzioni competenti. Penso in particolare al tema della declassificazione degli atti sulla strage, in applicazione alla direttiva Renzi del 2014, e alle questioni relative ai benefici assistenziali e previdenziali per le vittime del terrorismo. Sul fronte della declassificazione, che è un processo complesso, rilevantissimo e necessario per questo Paese, sono stati fatti alcuni passi avanti. L'obiettivo, anche oggetto di interlocuzioni recenti tra associazioni e istituzioni, è completare il versamento degli atti all'Archivio centrale e la loro digitalizzazione. Ci sono le risorse per farlo, ma ci sono anche ostacoli da superare. Lo dobbiamo fare con tenacia e determinazione. Anche per quanto concerne le tutele previdenziali, alcuni passi sono stati fatti: è nato uno sportello unico, interventi di natura giuridica hanno superato criticità applicative e da ultimo alcune questioni segnalate dalle associazioni hanno trovato soluzioni nell'ambito della legge n°96 del 21 giugno scorso. Sappiamo che non basta. E possiamo comprendere l'insoddisfazione. Sappiamo che la strada è ancora lunga, ma posso dire con lo stesso grado di certezza che si sta continuando a lavorare per dare risposte certe".

"Quel che accadde - ricorda Galletti - è un monito continuo per tutti noi: perché difendersi dal germe del terrorismo che ancora oggi striscia, con altre forme, nelle pieghe della nostra società, è ancora una necessità evidente del nostro Paese, che deve fare i conti con pericoli vecchi e nuovi. Senza sottovalutarli mai. Bologna è oggi una città con anticorpi democratici. E' una realtà italiana viva che guarda al futuro con fiducia: è la città dei giovani, dell'università, del talento scientificoe dell'innovazione, nota al mondo per le sue eccellenze in tutti i campi, anche - mi sia consentito con una punta d'orgoglio - in quello ambientale. Oggi rivolge il suo sguardo, commossa, a quell'orologio simbolo della stazione di Bologna, fermo alle 10.25 come ricordo perenne di quella tragedia. Sapendo che il tempo non deve fermarsi più. Che il miglior modo per reagire a quella barbarie è continuare a vivere, onorando la memoria e la verità. Sapendo che, come disse un grande sindaco e un grande amico come Giorgio Guazzaloca proprio in occasione di un 2 agosto di alcuni anni fa, ogni atto di terrorismo non è solo un messaggio di morte, 'ma anche il simbolo e la testimonianza del fallimento e della sconfitta di chi lo realizza'. A tutti noi spetta il compito di raccontare questa storia, di trasmettere il valore del ricordo, di rinnovare la condanna per gli assassini. Io l'ho fatto con i miei quattro figli. E da bolognese e da ministro so che c'è ancora da fare per chiudere, senza dimenticarla mai, una pagina buia della nostra vita. E' quanto dobbiamo alle vittime. A Bologna.

 

 

 

 

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