Venerdì 04 Maggio 2018 - 14:30

Tim, Elliott conquista il cda, Vivendi perde la maggioranza

Attacchi contro l'ad Genish in assemblea. Bernabè: "Deplorevoli toni e allusioni antisemite"

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Elliott vince la battaglia contro Vivendi per il controllo di Tim. Nell'assemblea dei soci a Rozzano la sua lista ottiene la maggioranza in consiglio di amministrazione. Termina così il predominio sulla compagnia di telecomunicazioni del gruppo del finanziere bretone Bollorè, a cui restano cinque consiglieri. A incidere sul risultato è stata anche una partecipazione record: al momento del voto erano presenti 4140 soci detentori del 67,15% del capitale.

Lo scontro decisivo per la governance della compagnia è durato poco più di tre ore ed è terminato con un fragoroso applauso alla lettura dei risultati del voto che ha premiato Elliott con il 49,84% contro il 47,18% ottenuto da Vivendi. Si è trattato di una vittoria sul filo di lana: la lista del fondo di Paul Singer (detentore dell'8,85% del capitale di Tim, a fronte del 23,94% di Vivendi) ha avuto sì il sostegno dei fondi e dei piccoli azionisti, ma non c'è stato il plebiscito previsto dopo le raccomandazioni dei proxy advisor degli ultimi giorni. A pesare in modo decisivo è stata, quindi, quasi certamente, Cassa depositi e prestiti. Nel nuovo board entrano tutti e dieci i candidati di Elliott - tra cui Fulvio Conti, Alfredo Altavilla e Luigi Gubitosi - e cinque consiglieri in quota Vivendi, compresi i vertici uscenti Amos Genish e Arnaud Roy de Puyfontaine, ma non Franco Bernabè.

Durante il dibattito, una ventina di piccoli azionisti ha preso la parola, in gran parte per affermare il sostegno al fondo statunitense e all'a.d. Amos Genish, considerato una "garanzia di continuità". Asati ha invocato "una nuova stagione" e "un periodo di discussione valida all'interno del'azienda". Non sono mancati alcuni attacchi al management, anche molto duri.

Il vicepresidente Bernabè è dovuto intervenire per censurare "il tono deplorevole di alcuni commenti" e le "inaccettabili allusioni antisemite" rivolte a Genish a causa delle sue origini israeliane, "che non si erano mai sentite in questa assemblea".

Per Marco Taricco di Bluebell partner si è trattato di "una decisione che va al di là" della società e "che avrà ripercussioni sul capitalismo nel Paese". "Il voto di oggi rappresenta una vittoria per tutti gli azionisti e apre un nuovo capitolo per Tim", esulta Elliott, che parla di "un segnale forte all'Italia" e assicura il suo appoggio ad Amos Genish.

In un nota il fondo di Paul Singer si dice "pienamente in linea con il business plan" del capo azienda, ma annuncia che si prepara ad avviare "un dialogo costruttivo" sulle sue proposte per "creare valore", tra cui "la reintegrazione del dividendo al momento opportuno", l'esplorazione di "alternative riguardanti Netco in seguito alla separazione legale" e "la potenziale riconversione delle azioni di risparmio". Il nuovo Cda indipendente di Tim, spiega il fondo, "può ora considerare correttamente queste e altre misure senza l'influenza sproporzionata di un singolo azionista". Soddisfatto Fulvio Conti, capofila della lista Elliott, secondo cui Tim "ora è una vera public company".

Di segno opposto le prima reazioni di Vivendi. Quella di Elliott "non è una vittoria dettata dal mercato", ha detto Simon Gillham, direttore della comunicazione del gruppo francese, puntando il dito contro Cdp che "ha fatto la differenza votando per un Hedge Fund invece che per un azionista industriale e a lungo termine". In una nota il gruppo del finanziere bretone Vincent Bollorè ha garantito invece "il suo impegno a lungo termine per l'azienda" e annunciato che "prenderà tutte le misure necessarie per preservare il suo valore ed evitarne lo smantellamento". Il titolo a Piazza Affari ha reagito in positivo e ha chiuso la seduta a +2,15% a 0,85 euro. L'attenzione si sposta ora sul Cda in programma lunedì a Roma.

Scritto da 
  • Simone Gorla
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