Domenica 21 Gennaio 2018 - 16:00

Torino, operai Embraco a Grasso: "Perdita 500 posti è una catastrofe sociale"

I lavoratori gli hanno consegnato una lettera per Mattarella in cui chiedono di non essere abbandonati

Torino, Embraco blocca paese e strada principale a Riva di Chieri

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha incontrato domenica a Torino, a una iniziativa elettorale di LeU, i lavoratori della Embraco, azienda del torinese che ha una vertenza in corso per 500 licenziamenti. I lavoratori della fabbrica del gruppo Whirlpool hanno consegnato al leader di LeU una lettera per il Capo dello Stato Sergio Mattarella al quale si appellano "come garante della nostra Costituzione".

"La nostra è un'azienda storica del Torinese - scrivono il lavoratori - che nel 1986 viene ceduta al colosso americano Whirphool che la controlla attraverso l'Embraco. Il nostro stabilimento è da sempre considerato anche nelle parole del'azienda un'eccellenza del settore, con capacità, conoscenza, professionalità e qualità. Le logiche della delocalizzazione hanno visto l'azienda progressivamente trasferire le produzioni in altri stabilimenti, in particolare in Slovacchia". "Per un territorio come il nostro - si legge ancora nella missiva - gia' pesantemente segnato dalla crisi, la perdita del posto di lavoro per 497 persone più altre centinaia dell'indotto rappresentano una catastrofe sociale". 

"Ci appelliamo a lei, che è il Capo dello Stato - scrivono gli operai - e il garante della nostra costituzione, ai presidenti di Camera e Senato: una multinazionale non può cancellare i diritti di 497 cittadini in questa maniera dopo aver sfruttato tutto quello che poteva. La Whirphool ha un debito con il nostro Paese e non può abbandonarlo cosi'. Noi tutti non lo meritiamo. L'Embraco deve continuare a produrre a Riva di Chieri, Torino, Italia", prosegue la lettera.

Replica Grasso agli operai: "Penserei di chiedere alla Embraco di dare indietro tutti i vantaggi fiscali e i privilegi ottenuti. Questi sono stati dati in previsione di un'attività lavorativa che può essere si interrotta per ragioni economiche, ma quando viene interrotta per il profitto è surreale. Le multinazionali che prendono contributi e poi abbandonano così il nostro paese sono un tema su cui riflettere: il lavoro è un problema di tutto il paese e non solo della sinistra".

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