Mercoledì 06 Dicembre 2017 - 10:15

Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi: "Tre giorni di collera"

Una svolta che rischia di compromettere il processo di pace in Medioriente. Preoccupazione in tutto il mondo

È oggi il giorno scelto da Donald Trump per annunciare che gli Stati Uniti riconoscono Gerusalemme come capitale di Israele e intendono spostare proprio in questa città, da Tel Aviv, la sede dell'ambasciata Usa. A confermare la decisione di Trump, e il fatto che resta convinto nel volerla annunciare oggi, fonti ufficiali statunitensi. Rompendo con la storica politica Usa in Medioriente, con il rischio di scatenare rivolte (i palestinesi hanno indetto tre 'giorni della collera' a partire da oggi), e nonostante il coro di avvertimenti giunto da alleati arabi e in Occidente, alle 13 ora locale, le 19 di stasera in Italia, Trump terrà alla Casa Bianca l'atteso discorso su Gerusalemme.

LE PROTESTE. E sono centinaia i manifestanti che si sono raccolti oggi a Gaza City per protestare contro la decisione del presidente Usa, bruciando foto di Trump e bandiere degli Stati Uniti. "Le manifestazioni di ira sono uno di una serie di passi che noi, i Paesi arabi e islamici, intraprenderemo contro la decisione americana di prendere la città di Gerusalemme", ha dichiarato il leader di Hamas, Salah al Bardawil, intervenendo durante la protesta. Al Bardawil ritiene la decisione della Casa Bianca "molto pericolosa per la causa palestinese", nonché "una violazione della nostra storia, del nostro cuore, della nostra anima". Al Bardawil, inoltre, ha avvertito che la dichiarazione del presidente Usa "porterà a un sollevamento popolare e allora la resistenza farà bruciare la terra e taglierà le mani a chiunque intenda imporle su Gerusalemme e sui luoghi sacri".

I manifestanti hanno gridato slogan nazionalisti a difesa della moschea di Al-Aqsa, che si trova nella Spianata delle moschee, nella città vecchia di Gerusalemme, territorio palestinese occupato su cui Israele ha esteso nel 1980 una sovranità che finora non è stata riconosciuta da nessun Paese. I partecipanti alla protesta portavano cartelli con messaggi come: 'No al trasferimento dell'ambasciata americana a Gerusalemme' o 'Gerusalemme è Palestina, araba e islamica'. Uomini, donne e bambini raccolti nella piazza del Monumento dei caduti, inoltre, hanno bruciato diverse bandiere israeliane e statunitensi.

MOTIVI DELLA DECISIONE E REAZIONI. Lo spostamento dell'ambasciata non sarà immediato: potrebbero volerci anni. Trump darà istruzioni al dipartimento di Stato di cominciare a cercare un luogo che possa ospitare l'ambasciata Usa nella città sacra per tre religioni, cioè islam, ebraismo e cristianesimo. Nel frattempo firmerà nuovamente il cosiddetto 'waiver', cioè il rinvio del trasferimento dell'ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, che dal 1995 tutti i presidenti firmano di sei mesi in sei mesi. Secondo un alto funzionario dell'amministrazione Usa, potrebbero volerci fra tre e quattro anni per costruire un'ambasciata.

Trump sostiene che si tratti semplicemente di una constatazione: "Il presidente crede che questo sia un riconoscimento della realtà", ha spiegato un funzionario ai giornalisti. "Stiamo andando avanti sulla base di una verità che è innegabile. È semplicemente un fatto", ha proseguito, sostenendo che la decisione non sia mirata a far pendere la bilancia dalla parte di Israele e che in ogni caso accordarsi sullo status di Gerusalemme rimarrà parte centrale di ogni accordo di pace. Nel difendere la mossa, insomma, i funzionari Usa sostengono che si tratti semplicemente della conseguenza di una verità fondamentale: che Gerusalemme è sede del governo israeliano e dovrebbe essere riconosciuta come tale. Non la pensano naturalmente così i palestinesi: il capo rappresentante dell'Olp a Washington, Husam Zomlot, in un'intervista a Reuters ha detto che il riconoscimento formale di Gerusalemme come capitale sarebbe il "bacio della morte" per la soluzione a due Stati.

Dello stesso parere il rappresentante dell'Autorità nazionale palestinese nel Regno Unito, Manuel Hassassian, che, in un'intervista radiofonica alla Bbc, ha affermato: "Se dirà quello che intende dire su Gerusalemme capitale di Israele, significherà un bacio della morte alla soluzione a due Stati". "Sta dichiarando guerra in Medioriente, sta dichiarando guerra contro 1,5 miliardi di musulmani e centinaia di milioni di cristiani che non accetteranno che i siti sacri siano totalmente sotto l'egemonia di Israele", ha affermato Hassassian.

E oggi Papa Francesco - che ieri ha parlato al telefono con il presidente palestinese Abbas - ha lanciato un appello chiedendo che si rispetti lo status della città. "Il mio pensiero va ora a Gerusalemme. Al riguardo, non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite". 

"Gerusalemme - ha aggiunto il Pontefice - è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace. Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti".

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La decisione di Trump, promessa chiave della sua campagna elettorale nelle presidenziali del 2016, ribalterà la politica americana sul Medioriente in vigore da decenni, in base alla quale lo status di Gerusalemme va considerato nell'ambito di una soluzione a due Stati per israeliani e palestinesi, dal momento che i palestinesi vogliono Gerusalemme Est come capitale del loro futuro Stato. Jared Kushner, cognato di Trump e suo consigliere, guida degli sforzi per riavviare un processo di pace, ma finora senza progressi tangibili.

Non è chiaro quali possano essere i benefici politici per Trump. La scelta entusiasmerà i conservatori repubblicani e i cristiani evangelici, che costituiscono gran parte della base politica del magnate; ma complicherà la realizzazione del desiderio di Trump di un Medioriente più stabile e di una pace fra israeliani e palestinesi, facendo salire la tensione nell'area e con il rischio di far esplodere violenze. "Il nostro popolo palestinese, ovunque, non permetterà che questa cospirazione passi, e le loro opzioni per la difesa della loro terra e dei loro luoghi sacri sono aperte", ha dichiarato il capo di Hamas, Ismail Haniyeh. In passato gruppi militanti islamisti come al Qaeda, Hamas e Hezbollah hanno provato a sfruttare la questione sensibile di Gerusalemme per i musulmani per alimentare un sentimento anti Israele e anti Usa.

Ieri Trump ha comunicato personalmente la sua intenzione di trasferire a Gerusalemme l'ambasciata, in una serie di telefonate a leader del Medioriente. Ha parlato con il presidente palestinese Abbas e con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nonché con il re di Giordania Abdullah e con il re saudita Salman. Abbas, secondo il portavoce Nabil Abu Rdainah, ha avvertito Trump "delle conseguenze pericolose che una decisione del genere avrebbe sul processo di pace e su pace, sicurezza e stabilità della regione e del mondo". Poi ha parlato al telefono con i presidenti di Russia e Francia e con il re di Giordania, e "li ha invitati a intervenire per evitare" che si concretizzi l'intenzione dichiarata da Trump.

Israele ha preso il controllo di Gerusalemme Est nella guerra del 1967 e successivamente l'ha annessa dichiarando sua capitale l'intera città di Gerusalemme. La dichiarazione, però, non è stata riconosciuta a livello internazionale e i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come capitale del loro futuro Stato. Nessun Paese ha al momento la sua ambasciata a Gerusalemme.
 

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