Sabato 11 Marzo 2017 - 18:15

Velvet Underground & Nico compie 50 anni: rivoluzionò la musica

La cover di Warhol è diventata un'icona. Droga, sesso e poesia infarcivano i testi in un mix di avanguardia e pop

Velvet Underground & Nico compie 50 anni: rivoluzionò la musica

Mai la distanza tra successo commerciale e influenza artistica era stata così ampia. Cinquant'anni dopo possiamo affermare, senza incertezze, che dal 12 marzo del 1967 la musica non fu più la stessa. Non solo il rock, perché loro, i Velvet Undeground, non amavano i recinti dei generi. L'attitudine di Lou Reed e soci era stata quella di spingersi sempre oltre i confini, di sperimentare l'ignoto, di trovare il punto più alto nel personale mix tra avanguardia e pop.

LA BANANA DI WARHOL. 'The Velvet Underground & Nico' uscì in quel tardo inverno di fine Sixties, nonostante fosse pronto da almeno un anno e fosse rimasto in stand-by a causa dell'ostruzionismo di Frank Zappa, il rivale di etichetta, la Verve Records specializzata fino ad allora in jazz. Oltre al suono obliquo, il marchio di fabbrica dell'album fu la copertina più scandalosa di sempre firmata per l'occasione da Andy Warhol, padre spirituale e primo fan del gruppo: una banana gialla che nelle prime copie era anche sbucciabile. Seguendo le indicazioni della scritta 'Peel slowly and see' (sbuccia lentamente e guarda) si scorgeva un'allusiva banana di colore rosa. Ridurre, però, l'operazione a mera provocazione è quanto di più sbagliato. Il disco “vendette solo poche centinaia di copie alla sua uscita ma – raccontò Brian Eno – ciascuna di quelle persone che lo acquistarono oggi è un critico musicale o un musicista”. In verità, l'album aveva subito fatto breccia nel fervido mondo dell'underground newyorkese, di cui era il ritratto più lucido e viscerale. A farlo arrivare in superficie fu il passaparola, la successiva fama di Lou Reed e gli endorsement di peso, oltre a Warhol quello di un giovanissimo David Bowie che presto incise una cover di 'I’m Waiting for the Man'.

UN SUONO RIVOLUZIONARIO. Decostruire il rock per farne qualcosa di nuovo, attingendo a piene mani da tutto ciò che ribolliva nelle avanguardie artistiche del tempo. I Velvet, al loro esordio discografico, erano Lou Reed, voce e chitarra, John Cale, polistrumentista alla viola elettrica, al basso e al piano, Sterling Morrison alla chitarra, Maureen Moe Tucker, batteria e percussioni, e la biondissima Nico, voce profonda e spettrale, ex modella tedesca (apparsa ne 'La dolce vita' di Federico Fellini) presentata da Warhol alla band poco prima di entrare in sala di registrazione. Difficile codificare in un solo termine il loro stile: psichedelia, art-pop, proto-punk? I Velvet Underground sono la musica del futuro, cinque, dieci o venti anni prima che questa venisse masticata da altri: il glam, il punk, la new wave, il noise. Sono rumore e melodia ad alto volume uniti al lirismo metropolitano di Lou Reed, cantore dei bassifondi notturni della Grande Mela. L'album è un magma ipnotico, che parte con la spiazzante 'Sunday Morning', ballata eterea e a tratti paranoica, passa alla martellante 'I'm Waiting for the Man', plana dolcemente su 'Femme Fatale' per impattare nell'apocalittica 'Venus in Furs', ispirata al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. Poi, ecco 'All Tomorrow's Parties' (la preferita di Warhol), la orecchiabile 'There she goes again', la cavalcata blues 'Run Run Run', la dissonante e sinistra 'The Black Angel's Death Song'. E, ancora, la nichilista, ruvida e allo stesso tempo seducente 'Heroin': “Perché quando l’eroina è nel mio sangue/ e il sangue è nella mia testa/ ringrazio Dio, sto meglio che se fossi morto!/ ringrazio il vostro Dio che non sono cosciente”. Droga, sesso e vita quotidiana infarcivano i testi di Reed.

Lou Reed nel 2007, uno scatto durante la mostra dedicatagli a Milano

MALEDETTI JOHN E LOU. I pilastri dei Velvet sono innegabilmente John Cale e Lou Reed. Il primo più schivo, il secondo più impetuoso, ma entrambi talenti inestimabili. I diversi background segnano la versatilità del loro connubio artistico. Lou era uno studente di letteratura inglese, ribelle e con il pallino per la musica nonché una predisposizione innata per la scrittura decadente. John era un musicista di formazione più classica reduce, però, da collaborazioni con i grandi dell'avanguardia minimalista, da John Cage a La Monte Young. Dal loro incontro, nel 1964, nasce il progetto che darà l'origine ai Velvet Underground. Il sodalizio durò solo due album (quello con Nico del 1967 e 'White Light/White Heat' del 1968), un matrimonio artistico breve e intenso. Lo scontro umano e artistico tra i due (Lou puntava a una virata commerciale mentre John preferiva continuare la via della sperimentazione) portò alla rottura definitiva. Prima che iniziassero le sedute di registrazione per il terzo album, John Cale se ne andò dalla band, licenziato in tronco da Reed. E fu l'inizio della fine nonché di un intramontabile successo.

INFLUENZA SENZA FINE. Il cinquantenne 'The Velvet Underground & Nico', presenza stabile in ogni classifica rock resta, nonostante gli anni alle spalle, un disco moderno e la sua influenza musicale continua a propagarsi anche dopo la morte del fondatore Lou Reed nell'ottobre del 2013. Per la rivista Uncut è “il più grande album di debutto di tutti i tempi”, Rolling Stone nel 2003 lo ha inserito al tredicesimo posto nella lista dei 500 migliori album della storia della musica, The Times lo ha collocato all'undicesimo posto. E pure la copertina, diventata un'icona pop e stampata su migliaia di magliette, è considerata da Rolling Stone la decima tra le cento cover più significative della storia. Il suono viscerale, cupo e catartico che ha contraddistinto l'album e la maggior parte della successiva carriera della band ha influenzato svariati gruppi e musicisti: Television, David Bowie, Sonic Youth, Suicide, Pere Ubu, Kratfwerk, Can, R.E.M., Pixies, Pavement, Joy Division, Stereolab, Smiths, Brian Eno, Talkin Heads, Wire, Gang of Four, Nirvana, Low, Cure e Jesus and Mary Chain, gli Stooges di Iggy Pop, Yo La Tengo. E molti altri. La leggenda di velluto, d'altronde, continua.

Scritto da 
  • Mauro Ravarino
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