Martedì 19 Luglio 2016 - 10:30

Via D'Amelio, 24 anni fa la strage in cui morì giudice Borsellino

Mattarella: Memoria del sacrificio è riscossa dei cittadini onesti

La strage di via d'Amelio in cui perse la vita Borsellino

Oggi è l'anniversario di via D'Amelio, la strage del 1992 in cui perse la vita, tra gli altri, il magistrato Paolo Borsellino. Lo ricordano le istituzioni dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente del Senato Pietro Grasso fino al premier Matteo Renzi. "Nell'anniversario della strage di via D'Amelio - che la mafia concepì e realizzò con la medesima, disumana ferocia dell'azione terroristica di pochi mesi prima a Capaci - desidero rinnovare il mio commosso omaggio a Paolo Borsellino e agli agenti caduti, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. La memoria del loro sacrificio è incancellabile nella coscienza degli italiani e costituisce parte intangibile della riscossa dei cittadini onesti contro la sopraffazione, contro il giogo liberticida delle organizzazioni criminali e contro le loro reti di complicità". Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 24esimo anniversario della strage di via D'Amelio nella quale morì Paolo Borsellino.
 

SPIRITO DI UNITA'. "Paolo Borsellino e Giovanni Falcone - aggiunge il capo dello Stato - sono stati magistrati di straordinario valore, uniti dal medesimo impegno e drammatico destino. Uomini coraggiosi, che hanno ottenuto successi storici contro il cancro mafioso. Servitori della Repubblica, hanno cercato la verità con tenacia, rigore, intelligenza e, nel contempo, hanno promosso la legalità in un fecondo rapporto con la società e le istituzioni. L'assassinio di Borsellino, delle donne e degli uomini della scorta - prosegue il presidente della Repubblica - costituisce una ferita grave inferta nel corpo della democrazia italiana. L'azione e l'esempio di queste personalità costituiscono un'eredità ricca e positiva, a cui hanno potuto attingere tanti altri servitori dello Stato, e, insieme a loro, numerosi cittadini e tanti giovani. Dobbiamo essere consapevoli di questo patrimonio e impiegarlo perché la vittoria sulla criminalità sia piena. Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia. Lo Stato e la società hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie". "Il diritto e l'ordinamento democratico costituiscono garanzie, oltre che irrinunciabili presidi di civiltà. Sta alla responsabilità di tutti procedere con coerenza e determinazione. Lo spirito di unità tra le forze migliori della comunità è indispensabile in questo impegno prioritario. Con questo spirito, desidero esprimere la mia vicinanza ai familiari e la mia partecipazione al dolore che si rinnova. Tutta l'Italia che ama la libertà e la giustizia è con loro", conclude Mattarella.

RENZI: ITALIA NON DIMENTICA. "Paolo Borsellino. La sua professionalità. E i suoi agenti: Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio. L'Italia non dimentica #19luglio". Lo scrive il premier Matteo Renzi su Twitter in occasione del 24esimo anniversario della strage di Via D'Amelio.

 

 

IL RICORDO DI GRASSO. "Ventiquattro anni. Se penso a Paolo, al suo umorismo e alla sua brillante intelligenza, il tempo trascorso da quel terribile pomeriggio di luglio si riduce ad un istante. Ho avuto il privilegio di collaborare con lui e di fare tesoro delle sue intuizioni investigative". E' il ricordo di Paolo Borsellino tracciato dal presidente del Senato Pietro Grasso sul suo profilo Facebook in occasione del 24esimo anniversario della strage di Via D'Amelio.

"Ho avuto - racconta - soprattutto, la possibilità di conoscere l'uomo dietro la toga, di godere della sua straordinaria umanità. Paolo era estroverso, amava la semplicità delle cose a dispetto delle difficoltà di una vita professionale fatta di ostacoli insormontabili, amare rinunce, indicibili calunnie. Umanamente e professionalmente mi ha insegnato tantissimo. Sapeva sempre trovare la forza e le ragioni per continuare nel proprio lavoro, anche quando i rischi connessi alla professione avevano lasciato spazio alla certezza che presto sarebbe stato ucciso. Il ricordo della sua inesauribile tenacia mi conforta quando la mente si concentra sui pezzi di verità che mancano per ricomporre la storia dietro la stagione delle stragi: ventiquattro anni diventano improvvisamente un tempo lunghissimo e doloroso, un fardello insopportabile che scuote la coscienza di tutti i cittadini che hanno a cuore il presente e il futuro del nostro Paese. Le vittime innocenti della mafia, gli uomini e le donne delle forze dell'ordine caduti, le persone che facevano il tifo per Giovanni e Paolo ai tempi del maxiprocesso e che non hanno smesso di impegnarsi per la legalità chiedono a gran voce che sia fatta giustizia. Lo dobbiamo a ciascuno di loro, a noi stessi, alla memoria di Paolo e di chi ha perso la vita onorando il rischioso compito di proteggerlo: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Fabio Li Muli".

 

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