Juventus-Cagliari finisce 1-1, un pari di rigore che porta alla mente la sfida del 1970, anno dello scudetto sardo. “Correva l’anno 1970, il mese di marzo, il giorno 15. Cagliari primo, Juve seconda a due punti: sfida scudetto a Torino. Risultato finale 2-2; le ultime due reti su rigore, uno per parte, come sabato scorso”, comincia così il ricordo di Daniele Scardecchia, fedelissimo amico e sostenitore di Gigi Riva. “Quello dubbio, assegnato alla Juve, lascia tutti attoniti – racconta Scardecchia – Gigi Riva si avvicina ad Albertosi e gli dice: ‘dai, che lo prendi’. Il portiere sardo para, ma l’arbitro Lo Bello di Siracusa fa ripetere: Albertosi ha una crisi di pianto sfogata sul palo, ma è Riva ad avvicinarsi al direttore di gara e dire parole che solo molti anni dopo saranno dipanate e consegnate alla storia. I giornali sportivi, l’indomani, titoleranno: ‘Riva se ne voleva andare’. Sì, perché solo lui poteva permettersi di trasformare in epos la furia agonistica, con questo endecasillabo: ‘noi abbiamo un’isola dietro e ci giochiamo ogni domenica lo scudetto con le unghie e con i denti ‘. Stesse parole ripetute molti anni dopo, per telefono, a Ranieri prima della mitica notte di Bari che riportò il Cagliari in Serie A: ‘dì ai ragazzi che dietro di loro c’è un’isola intera’. Al minuto 82 di quel 15 marzo 1970, il Condottiero scaraventa in porta, su rigore, una sassata imprendibile. Pari di rigore: ieri come oggi. Chissà se Gigi Riva, da lassù, abbia detto a Marin: ‘dai, che lo segni’. Di sicuro ha esultato con i pugni chiusi rivolti al cielo”.