Non si placano le polemiche dopo il caso della Boheme diretta dal maestro da bendato a Torre del Lago, in provincia di Lucca
Non si placano le polemiche dopo il caso della Boheme diretta dal maestro Alberto Veronesi da bendato al Festival Pucciniano di Torre del Lago, in provincia di Lucca. Lo stesso direttore d’orchestra ha confermato a LaPresse: “Ho ricevuto la comunicazione, ma da qui a dire che ci riusciranno…non credo che ci riusciranno”. Veronesi dunque promette battaglia e aggiunge: “Mi recherò allo spettacolo e se faranno dirigere un’altra persona oltre che il cachet chiederò il risarcimento dei danni. Loro stanno esercitando una sanzione su un diritto di opinione che è costituzionalmente garantito”.
Il maestro sottolinea come “le cause del licenziamento sono false, inesistenti e ideologiche. Le motivazione del recesso dal contratto, che è un contratto di prestazione d’opera, sono tre e non sono vere. La prima è che io sarei arrivato in ritardo e non è vero perché ho la registrazione della telefonata in cui chiedevo la trasformazione in una prova sessioni. La seconda è che sarei inadatto a dirigere l’opera: non è vero perché l’esecuzione è stata perfetta senza nessuna sbavatura. La terza è che secondo loro io avrei fatto dichiarazioni anticipando i contenuti dell’opera: anche questo non è vero”.
Sulla questione è intervenuto anche il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi che a LaPresse ha rimarcato come la resistenza di Alberto Veronesi è una resistenza “in nome della libertà”. Per Sgarbi il maestro Alberto Veronesi è oggetto “di una censura su cui nessuno reagisce”. “Nel caso – aggiunge Sgarbi – della mia critica estetica si è parlato di censura che io non ho esercitato in nessun modo. La censura l’hanno fatta loro rispetto a valori estetici”. Per quanto riguarda la direzione della ‘Boheme’ da bendato, Sgarbi spiega: “Se ha diretto non deve importare se cieco o meno. Si tratta di una censura per bloccare la libertà di opinione”.
© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata