Le importazioni degli Usa sono pari a 3mila miliardi di dollari, le possibili entrate fiscali potrebbero arrivare a 600-800 miliardi

“I nuovi dazi annunciati dagli Usa si sono rivelati più aggressivi ed estesi rispetto al previsto”. Così Luigi De Bellis, capo dell’ufficio studi di Equita, in un commento sullo scenario che si profila con i dazi annunciati ieri dalla amministrazione Usa

Ora si punta sulle negoziazioni

Ma, prosegue De Bellis, ora “il focus si sposta sulle negoziazioni“. In particolare- ricorda l’analista – “il presidente Trump ha introdotto dazi base del 10% su tutte le importazioni negli Usa; dazi aggiuntivi per regione come misura di reciprocità (incrementali rispetto alle esistenti) con Cina 34%, Taiwan 32%, India 26%, Giappone 24%, Corea 25%, Europa 20%, Svizzera 31%, UK 10%, Canada e Messico manterranno una tariffa del 25%. Previste ulteriori tariffe settoriali, oltre a un’imposta del 25% sulle auto. L’import complessivo degli Stati Uniti è pari a circa 3.300 miliardi di dollari, e le entrate fiscali massime derivanti da queste misure potrebbero raggiungere i 600-800 miliardi o circa 2,5% del Pil Usa“.

Aumentano probabilità di recessione

Per quanto riguarda l’economia Usa – dice De Bellis – “ci aspettiamo che questi dazi, se mantenuti, contribuiscano a un’inflazione più elevata nel breve e almeno fino al prossimo anno. Il rischio principale è che uno shock tariffario di questa portata comporti un rallentamento economico più forte del previsto, in particolare sui consumi. L’annuncio incrementa le probabilità di recessione, riteniamo che da qui in avanti possa aprirsi una fase di negoziazione volta a migliorare lo scenario attuale”.

Chiedere riduzione tariffe con dialogo

Per De Bellis “lo scenario più favorevole, e quello che riteniamo più probabile, è che le aree più colpite eviteranno di adottare contromisure drastiche nel breve termine. L’Unione europea, a nostro avviso, punterà a una riduzione delle tariffe attraverso il dialogo, mentre la Cina potrebbe intensificare le misure di stimolo interno per contrastare gli effetti economici negativi. Dopo una fase di debolezza dei mercati, che potrebbe protrarsi per qualche giorno, è probabile che si inizino a vedere margini di ripresa, sostenuti dalle prospettive di negoziazione e dalle risposte delle banche centrali. La maggior parte delle banche centrali, infatti, potrebbe vedere questa situazione come un ulteriore incentivo a tagliare i tassi d’interesse“.

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