Il direttore del Cesi a LaPresse: "Messaggio di forza ma anche di debolezza per il leader del Cremlino"
L’uccisione del capo del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, è stata “un regolamento di conti mafioso” ordinato dal presidente russo Vladimir Putin. Lo dice a LaPresse Andrea Margelletti, presidente del Cesi (Centro Studi Internazionali). “Non è stata una congiura di palazzo ma un regolamento di conti mafioso, nessuno meglio di noi italiani purtroppo dovrebbe sapere che la mafia ha i suoi tempi: prima di eliminare un importante capomafia si decide come spartire il suo potere e i suoi lasciti. Ecco perchè Prigozhin non è stato ucciso un minuto dopo il colpo di stato. Noi invece continuiamo a ragionare secondo i parametri delle democrazie occidentali. Quello che è successo è un regolamento di conti all’interno di un’organizzazione criminale che detiene un Paese“, ha dichiarato lo studioso. “Qui c’è stato un aereo abbattuto da missili della difesa aerea, chi può aver mai dato l’ordine se non Putin? Nessuno se non i russi in quel territorio possono abbattere un aereo, è un marchio indiscutibile”, ha aggiunto Margelletti, “parlare di messinscena o del fatto che possano essere stati gli ucraini è come dire che sono stati i venusiani”. Quanto a Wagner, “al gruppo non succederà nulla, i mercenari si muovono per denaro, avranno un altro padrone, molto più in linea con Putin di Prigozhin”.
“Intento di Putin era far capire al mondo ‘Sono stato io'”
“L’intento di Putin era far capire al mondo ‘sono stato io’. Usando un missile il messaggio politico è stato chiaro. Ed è un messaggio duplice, di forza, perchè Putin fa vedere che lui elimina tutti i suoi avversari, ma anche di debolezza, perchè per la prima volta è stato costretto ad ammazzare un suo avversario in maniera così plateale“, ha detto ancora Margelletti.
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