L’esercito israeliano ha smentito le notizie diffuse dai media su un suo ritiro da Jenin, in Cisgiordania, e dal suo campo profughi. L’operazione, iniziata dieci giorni fa, è stata descritta come una delle più sanguinose dal 2002, ha portato all’uccisione di 21 persone, tra cui bambini e anziani, e a numerosi feriti. I posti di blocco militari israeliano che circondano la città restano operativi, aumentando i timori di ulteriori incursioni. Nel frattempo lo Stato ebraico non placa la propria offensiva su Gaza City: il bilancio è di almeno 11 morti. E’ giallo inoltre sulla morte di un’attivista statunitense in Cisgiordania, che second0 le autorità palestinesi e alcuni testimoni sarebbe stata colpita in maniera letale proprio da militari dell’Idf.
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Gli Stati Uniti “deplorano” la morte della cittadina americana Aysenur Ezgi Eygi vicino Nablus, in Cisgiordania, e “agiranno se necessario” per scoprire cosa è successo. Così il segretario di Stato americano, Antony Blinken, in merito all’uccisione dell’attivista che i media e le autorità palestinesi attribuiscono a Israele. Ma per Blinken prima di attribuire eventuali responsabilità bisogna scoprire “esattamente cosa è successo” e poi trarne “le dovute conclusioni e conseguenze”.
Una ragazzina di 13 anni sarebbe rimasta uccisa durante un assalto di coloni nel villaggio di Qaryut, a sud di Nablus, dai colpi esplosi dalle forze israeliane. Lo riporta Wafa, citando la Mezzaluna rossa palestinese. La piccola, secondo l’organizzazione, aveva riportato gravi ferite da arma da fuoco al petto ed era stata trasportata d’urgenza all’ospedale governativo Rafidia di Nablus dove è stata dichiarata morta. Il padre di Bana Amjad Bakr, questo il nome della vittima, ha raccontato che la 13enne sarebbe stata colpita dai militari israeliani mentre si trovava nella sua stanza insieme alle sorelle.
La cittadina Usa uccisa mentre partecipava in Cisgiordania a una protesta contro gli insediamenti è stata colpita a morte dai militari israeliani. Lo riferisce un testimone all’Associated Press. L’incidente è avvenuto fuori dalla cittadina di Beita. Il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller, ha confermato la morte della 26enne, senza però confermare che sia stata colpita dalle truppe israeliane. Gli Usa, ha detto Miller, stanno raccogliendo informazioni sull’incidente. L’Idf ha da parte sua affermato che sta indagando sull’accaduto. Il testimone, Ward Basalat, ha riferito all’Ap che la donna, il cui nome non è stato reso noto per volontà della famiglia, è stata colpita alla testa ed è morta dopo il suo arrivo in ospedale.
“Condanniamo questo omicidio commesso dal governo Netanyahu”. Così il ministero turco degli Esteri ha commentato la presunta uccisione vicino Nablus, in Cisgiordania, dell’attivista Aysenur Ezgi Eygi da parte delle forze israeliane di difesa (Idf). “Abbiamo appreso con profondo rammarico che la nostra cittadina Aysenur Ezgi Eygi è stato uccisa dalle forze di occupazione israeliane a Nablus, in Cisgiordania. Condanniamo questo omicidio commesso dal governo Netanyahu”. Israele, afferma Ankara, “sta cercando di intimidire tutti coloro che vengono in aiuto del popolo palestinese e che lottano pacificamente contro il genocidio. Questa politica di violenza non funzionerà. Le autorità israeliane che commettono crimini contro l’umanità e coloro che li sostengono incondizionatamente saranno ritenuti responsabili dinanzi ai tribunali internazionali”.
Gli Stati Uniti sono “a conoscenza della tragica morte di una cittadina americana, Aysenur Eygi, avvenuta oggi in Cisgiordania”. Lo scrive su X Jack Lew, ambasciatore Usa in Israele. “Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari”, aggiunge spiegando che si stanno “raccogliendo urgentemente maggiori informazioni sulle circostanze della sua morte”. “Avremo altro da dire man mano che ne sapremo di più. Non abbiamo priorità più alta della sicurezza e della protezione dei cittadini americani”, conclude.
Un’attivista internazionale di origine turca ma con cittadinanza americana sarebbe stata uccisa a colpi di arma da fuoco dalle truppe israeliane durante una protesta nella città di Beita, in Cisgiordania, vicino a Nablus. Lo riporta l’agenzia palestinese Wafa. La donna, identificata come la 26enne Aysenur Ezgi Eygi, sarebbe stata colpita alla testa da un proiettile e sarebbe deceduta successivamente al Rafidia Hospital di Nablus a causa delle ferite riportate. Secondo Wafa l’attivista era coinvolta nel progetto Faz’a, che si occupa di sostenere e proteggere gli agricoltori palestinesi “dalle violazioni dei coloni e dei militari israeliani”.
Per il governatore di Nablus Ghassan Daghlas Israele sta superando tutti i limiti. “Tutte le misure legali saranno sottoposte alla Corte penale internazionale“, ha affermato in una nota, citata da Al Jazeera. “I proiettili non fanno distinzione tra un palestinese, un bambino, una donna o qualsiasi nazionalità”, ha aggiunto, sottolineando che “Israele sta attraversando tutte le linee”. Poi l’appello rivolto al presidente americano, Joe Biden, affinché “interrompa ogni sostegno allo stato occupante perché lo stato occupante sta lavorando duramente per bombardare ospedali, uccidere bambini e uccidere stranieri, compresi cittadini americani”.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha fatto visita alle famiglie di due dei sei ostaggi i cui cadaveri sono stati trovati nei giorni scorsi dall’Idf a Rafah nella Striscia di Gaza. Lo riporta Haaretz. Si tratta dei parenti dei giovani Eden Yerushalmi e Ori Danino.
Nonostante le notizie del ritiro dalla città di Jenin confermate da varie testate, le forze israeliane (Idf) affermano che “le truppe continueranno l’operazione finché non saranno raggiunti gli obiettivi”. Lo riporta il Times of Israel. L’Idf aggiunge che negli ultimi 10 giorni ha ucciso 14 uomini armati palestinesi a Jenin, tra cui il comandante di Hamas nella città, e ha arrestato più di 30 palestinesi ricercati.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, tre persone sono state uccise e cinque sono rimaste ferite in un attacco israeliano avvenuto nelle prime ore del mattino contro una casa nel quartiere Sabra di Gaza City. Sei persone sono state uccise e cinque ferite inoltre in un precedente bombardamento israeliano nel quartiere Zeitoun della città. Nel quartiere Tal al-Hawa un altro raid ha ucciso una donna e sua figlia, mentre numerosi dispersi sono ancora sotto le macerie. L’attacco ha preso di mira la casa della famiglia al-Haddad, situata nei pressi del Jordan Field Hospital di Tal al-Hawa.
Nelle prime ore di questa mattina, l’esercito israeliano si è ritirato dalla città di Jenin, in Cisigiordania, e dal suo campo profughi dopo dieci giorni di aggressione militare. Lo riporta l’agenzia palestinese Wafa. L’operazione, descritta come una delle più sanguinose dal 2002, ha portato all’uccisione di 21 persone, tra cui bambini e anziani, e a numerosi feriti. I posti di blocco militari israeliano che circondano Jenin restano operativi, aumentando i timori di ulteriori incursioni.
Hamas ha diffuso ieri un video di propaganda dell’ostaggio ucciso Hersh Goldberg-Polin. La sua famiglia ha dato l’ok per la pubblicazione sui media israeliani, con la speranza che serva da “campanello d’allarme” affinché il mondo agisca per il rilascio degli ostaggi rimasti a Gaza. “Nessun’altra famiglia dovrebbe sopportare quello che abbiamo passato noi”, si legge in una dichiarazione della famiglia del 23enne americano-israeliano. Lo riporta il Times of Israel. A differenza di un precedente filmato in ebraico diffuso da Hamas ad aprile, in quest’ultimo Goldberg-Polin parla inglese. Si presenta, dice di essere nato a Berkeley, in California, che attualmente vive a Gerusalemme, in Israele, e di avere la doppia cittadinanza statunitense e israeliana. “Ho compiuto 23 anni quattro giorni prima di essere rapito alla festa nella foresta di Re’im, il 7 ottobre”, racconta, riferendosi al festival musicale Nova. “Da quando sono arrivato a Gaza, sono sopravvissuto con quasi nessuna assistenza medica, poco cibo e poca acqua”, aggiunge, “non ricordo l’ultima volta che ho visto il sole o ho preso una boccata d’aria fresca”. Il ragazzo sottolinea anche gli attacchi aerei “non-stop” dell’esercito israeliano e critica il governo di Netanyahu.
“Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo sul 90% delle questioni, i principali ostacoli rimasti sono lo spiegamento di Israele nel corridoio di Filadelfia e il rilascio dei prigionieri di sicurezza palestinesi”. Così il segretario di Stato americano Antony Blinken invitando le parti a finalizzare l’accordo per il cessate il fuoco. Parlando da Haiti, Blinken che ogni giorno che passa senza un accordo consente “interventi ed eventi, che semplicemente rinviano le cose e corrono il rischio di far deragliare quello che è un carro di mele piuttosto fragile”.