Il premier britannico ha risposto alle accuse del candidato repubblicano alla Casa Bianca, secondo cui il partito laburista inglese sta interferendo nella campagna elettorale a favore di Harris

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha risposto alle accuse del candidato alla presidenza statunitense Donald Trump, secondo cui il partito laburista britannico sta interferendo nella campagna elettorale a favore di Kamala Harris.

Starmer ha detto di avere un “buon rapporto” con il tycoon. Parlando ai giornalisti che viaggiavano con lui verso il summit del Commonwealth a Samoa, il premier del Regno Unito ha aggiunto: “Il partito laburista con i volontari ha seguito praticamente ogni elezione. Lo fanno nel loro tempo libero, lo fanno come volontari, credo che stiano con altri volontari laggiù”. Lo riporta il Guardian. “È quello che hanno fatto nelle elezioni precedenti”, ha detto ancora, “è quello che stanno facendo in queste elezioni ed è davvero semplice”. 

L’accusa di Trump

Donald Trump ha denunciato il Partito laburista britannico accusandolo di “contributi e interferenze illegali in campagna elettorale estera” al fine di aiutare Kamala Harris nelle elezioni presidenziali. La denuncia, riporta il Financial Times, presentata dalla campagna Trump alla Federal Election Commission accusa i Laburisti britannici di avere inviato i loro strateghi elettorali per aiutare la candidata democratica, che avrebbe accettato il loro contributo. 

I legali di Trump, nella denuncia datata lunedì 21 ottobre, hanno citato resoconti dei media secondo cui funzionari del Partito laburista, tra cui il capo dello staff del primo ministro Keir Starmer, Morgan McSweeney; il suo responsabile della strategia Deborah Mattinson; e Matthew Doyle, direttore delle Comunicazioni di Downing Street, si erano recati negli Stati Uniti negli ultimi mesi per consigliare la campagna di Harris. La denuncia cita anche un post Linkedin ora cancellato di Sofia Patel, responsabile delle operazioni del Partito laburista, che ha scritto che “quasi 100” attuali ed ex dipendenti del Partito laburista si sarebbero recati negli Stati Uniti per aiutare a eleggere Harris.

Secondo i legali dell’ex presidente Usa, questo sostegno equivale a “contributi” da parte di attori stranieri, in violazione delle leggi statunitensi sul finanziamento delle campagne elettorali. Gli avvocati chiedono un'”indagine immediata” su quella che descrivono come una “palese interferenza straniera” nelle elezioni da parte sia del Partito laburista che della campagna di Harris.

 

 

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