Le parole, contenute in una risoluzione, verranno modificate. L'agenzia nazionale parla di "errore"
Il governo dell’Argentina, guidato da Javier Milei ha fatto marcia indietro dopo la bufera scatenata da alcuni termini come ‘idiota’, ‘imbecille’ e ‘ritardato’ contenuti in un documento ufficiale per stabilire i criteri di valutazione delle persone che possono accedere o continuare a percepire la pensione di invalidità.
La replica dell’Andis
L’Agenzia nazionale per la disabilità (Andis) ha comunicato che modificherà definitivamente la risoluzione 187, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio scorso. Andis ha chiarito che la pubblicazione di questi termini è stata un errore e ha negato che vi fosse alcun intento discriminatorio. “Si è trattato di un errore dovuto all’uso di concetti appartenenti a una terminologia obsoleta“, ha spiegato l’organizzazione, sottolineando che questi termini erano stati storicamente utilizzati in passato nella medicina psichiatrica, prima di essere abbandonati a causa del loro carattere dispregiativo. L’agenzia ha aggiunto: “È importante chiarire che questa correzione non modificherà la scala dei criteri di valutazione”.
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Le critiche
Le critiche al governo sono scoppiate dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della risoluzione 187/2025, che contiene ‘la Scala per la valutazione medica dell’invalidità per le pensioni non contributive di invalidità professionale’. Si tratta di una norma attesa da tempo perché, dopo gli annunci del Governo sulle pensioni di invalidità, c’era confusione anche tra le commissioni di valutazione. Tuttavia, i termini utilizzati nella scala dei hanno suscitato numerose polemiche tra le famiglie e tra le organizzazioni che si occupano di disabilità.
I termini nella risoluzione
Nella risoluzione, la scala dei ‘ritardi mentali‘ prevedeva termini quale ‘idiota‘, come livello più grave, ‘imbecille’, ‘profondo handicap mentale’, ‘moderato handicap mentale’ e ‘lieve debolezza mentale’. Diverse organizzazioni della società civile hanno presentato un ricorso amministrativo per richiedere che la risoluzione 187/2025 venisse abrogata “urgentemente”.
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