C'è l'intesa tra Salvini, Di Maio e Conte, dopo le tensioni degli ultimi giorni. Il ministro della Giustizia: "La norma è nel ddl Anticorruzione e sarà introdotta dopo la sentenza di primo grado". Soddisfatti i due vicepremier, caos in commissione
Pace fatta – di nuovo – tra M5S e Lega. Come in ogni pace che si rispetti, però, anche questa volta ci sono vincitori e vinti. A parole, l'accordo siglato a palazzo Chigi sulla prescrizione, sotto gli occhi del 'mediatore' Giuseppe Conte, accontenta tutti. "Ottime notizie! #BastaImpuniti! – esulta Luigi Di Maio – Finalmente le cose cambiano davvero". "La mediazione è stata positiva, l'accordo è stato trovato in mezz'ora", gli fa eco Matteo Salvini. "Avanti spediti per l'attuazione del Contratto di Governo – certifica il premier – Certezza del diritto e dei tempi processuali sono i nostri obiettivi. Come sempre ci confrontiamo e come sempre troviamo la soluzione migliore per gli italiani".
Ma cosa prevede questa "soluzione"? Nel disegno di legge Anticorruzione rimangono "le tre righe" (copyright Di Maio) che stoppano le lancette della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. E quindi, almeno sulla carta, il Movimento non deve rinunciare a "una battaglia che è nel suo dna". La norma, però, entrerà in vigore solo dopo l'approvazione del disegno di legge delega di riforma del processo penale. È la ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, presente oggi al vertice a palazzo Chigi nella veste di 'Guardasigilli ombra' del Carroccio dopo aver definito l'emendamento del 'titolare' grillino Alfonso Bonafede "una bomba atomica" per i processi, a dettare la tabella di marcia: la riforma del processo penale si farà "entro dicembre 2019", e "la norma sulla prescrizione entrerà in vigore soltanto nel 2020".
Tutto rinviato, insomma. Prima "i tempi certi dei processi" pretesi da Salvini, poi il dna pentastellato. Il Governo avrà tempo fino a dicembre 2019 per emanare la delega. Secondo Salvini il testo "sarà all'esame del Senato la prossima settimana". In realtà, però, sta agli uffici di via Arenula preparare il 'pacchetto' che riformerà il processo penale che deve poi essere approvato dal Consiglio dei ministri. Solo dopo se ne occuperà il Parlamento, con il consueto esame di entrambe le Camere. I tempi, quindi, non si annunciano brevi e se la riforma dovesse saltare, anche la prescrizione resterebbe al palo. E se gli avvocati penalisti annunciano uno sciopero dal 20 al 23 novembre per dire "no alla controriforma della giustizia penale" e "in difesa della costituzione", anche dentro il M5S si levano le prime voci critiche.
Per il deputato Andrea Colletti l'accordo siglato questa mattina a palazzo Chigi è un "errore politico" perché "dopo la pantomima di 'presentiamo l'emendamento/non lo presentiamo' significa lasciare ancora più spazio ai voleri della Lega (e del suo alleato Berlusconi)", mentre la già dissidente Elena Fattori rilancia su Twitter chi scrive: "#prescrizione dal 2020. Ok allora perché non anche #DecretoSalvini insicurezza dal 2020? Che lo scambio, almeno, sua equo". E ancora, sibillina: "#prescrizione. C'è l'accordo ma andrà in vigore tra un anno.Perché, intanto a Chi devono scadere i termini?".
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